Due spose per Sua Maestà il clavicembalo

Sono le uniche donne in Italia a costruire il prezioso e antico strumento

C'è il «cuore pulsante» dell'impresa, c'è la manager-scrittrice che cura anche la parte creativa e poi c'è «lui», il reuccio che in mezzo alle due signore e si fa costruire, smontare, riparare e «coccolare» senza tanti problemi: il «signor» clavicembalo, detto anche cimbalo, l'antico strumento a corde dotato di tastiera che piace tanto anche al musicista-personaggio Morgan. Benvenuti nel mondo «unico» di Carla e Cinzia. Unico perché sono le uniche due donne in Italia a costruire i clavicembali, chissà forse lo sono in tutto il globo. Coetanee, la prima di Rovigo, la fondatrice, con solidi studi pianistici alle spalle; la seconda, donna catanese di penna, poetessa, comunicatrice; e maestra di decorazione: insieme, attraverso la «Cembali Frezzato & Di Mattia», hanno lanciato il guanto di sfida al fronte maschile che popola quasi esclusivamente questo mondo. Attenti a questo «duo» in rosa, che ha un'altra particolarità: crea strumenti che sono opere d'arte.

«È vero - confermano le cembalare, così si potrebbero chiamare con simpatia- siamo le uniche a realizzarli, dal primo all'ultimo pezzo, decorazioni pittoriche comprese». Si dirà: ma che senso ha continuare a costruire questi oggetti dal Dna barocco - l'invenzione risale al XV secolo - in un tempo in cui si pensa allo sbarco su Marte? La riposta è pronta e veloce come una fuga di Bach: «Non vogliamo che il nostro mestiere diventi «sterile» attraverso l'imporsi di produzioni seriali e di bassa qualità, un colpo di martello e una verniciata e via; o peggio, che tutto questo sparisca. La nostra parola d'ordine è «valorizzare», difendere una professione artigianale rara e prezioso che rischia di essere travolta dalla cosiddetta modernità». Il tempo si è fermato a Galzignano Terme, nel Padovano. Nel bel mezzo dei Colli Euganei, dove hanno il loro «quartier generale» («abbiamo scelto questo luogo perché cercavamo ispirazione e tranquillità», confidano) le due socie giorno dopo giorno ripercorrono le strade battute dagli artigiani di un tempo. «Ogni pezzo che realizziamo è unico - spiega Cinzia - Il risultato sono strumenti ideati non per essere destinati soltanto alle mani dell'interprete, ma anche per diventare veri e propri pezzi d'arte». I materiali sono scelti con cura, pregiatissimi, a partire dai legni (le «essenze»). Una sfilata da ebanisti: ecco in passerella cipresso, noce, makassar e palissandro; chiudono il bois de rose e padouk. Per i colori fanno ricorso alle «terre naturali»; tocco finale, le foglie d'oro. E voilà: il clavicembalo è pronto. «Non proprio - ridono le signore della tastiera -Per ogni pezzo si lavora dai cinque mesi in su». Top secret sui prezzi: non sono peanuts. Non potrebbe essere diversamente visti i progetti, le materie prime e le lavorazioni; anche gli strumenti «normali» costano. Dal catalogo della «casa» ecco spuntare l'ultimo gioiello lavorato in bottega, un clavicembalo di scuola italiana con dipinto sul coperchio una copia dell'opera «Giuditta e la fantesca Abra» dell'artista del Seicento Artemisia Gentileschi; e ancora, un altro pezzo che in questo momento si trova nel Conservatorio veneziano «Benedetto Marcello»: «Coperchio decorato, in questo caso con effetto marmoreo, un dettaglio della Basilica di Santa Maria Novella di Firenze», viene specificato. E avanti così, con altri strumenti qua e là, uno all'accademia di Padova, un altro a Bologna. Oggetti delle meraviglie usati per comporre e suonare dai grandi della storia, oltre a Bach, pure Haendel, Frescolbaldi e Farinelli per dirne alcuni. Oggi usati da virtuosi star come Enrico Baiano e Roberto Loreggian. «Le prossime sfide? - conclude la portavoce Cinzia Laura Di Mattia - Aprire una nostra scuola e far entrare il clavicembalo anche nel mondo del jazz».