E dalle macerie nasce la «paella all'amatriciana»

Vengono da tutta Italia, da Bergamo a Battipaglia e qualcuno persino dall'estero. Contribuendo alla inedita, discutibile ma commovente ricetta della «paella all'amatriciana». Non portano divise, non hanno giubbetti o scritte sulla schiena. Eppure in meno di una settimana il loro punto di ristoro nel parco cittadino che ospita anche il coordinamento dei soccorsi è diventato una meta imprescindibile nella Amatrice che cerca di rialzarsi dalle sue macerie, tanto per gli sfollati quanto per gli stessi soccorritori, servendo ettolitri di caffè fumante e pasti caldi praticamente a ogni ora del giorno e della notte.

C'è Marco, venuto da Onna a scavare la notte stessa del terremoto, Mariella, accorsa da Soriano del Cimino, Tiziano, che a Roma fa l'ausiliare del traffico e ha preso le ferie per essere qui. E poi Anna di Battipaglia, Giodi e Giulia di Rieti, lo «chef» Gianni, da Torino, o Martina che è accorsa con un'amica da Cagli per aiutare i bambini e già che c'era si è messa a dare una mano dietro al lungo bancone. È andata via Lucia, da Valencia, che sabato scorso, il giorno in cui si sarebbe celebrata la 50ª sagra dell'amatriciana, azzerata dal terremoto, si era messa in testa di sopperire al danno tagliando guanciale e grattugiando pecorino. Solo che poi qualcuno aveva già messo a bollire il riso, e così ecco nata una ricetta che avrebbe potuto far rinverdire le polemiche pre-sisma tra il sindaco Sergio Pirozzi e Carlo Cracco sull'ortodossia del condimento più famoso qui in città. Ecco sfornare piatti di «paella all'amatriciana», che suona meglio del gusto, ma quando intorno è tutto distrutto un piatto caldo e tanti sorrisi fanno dimenticare anche la perfettibilità di una ricetta.

Sono l'altra faccia del volontariato, liberi dalle sigle ma animati dal desiderio di aiutare chi ha bisogno. E ci stanno riuscendo egregiamente. Racconta Marco, rugbista, che il terremoto nel 2009 l'ha vissuto sulla sua pelle, che dopo aver aiutato due giorni a scavare tra le macerie, quando sono arrivate le ruspe si è chiesto in che modo poteva continuare dare una mano. Ha incontrato Giodi, Giulia e Mariella, e il primo gruppo ha iniziato a collaborare con l'Ordine di Malta gestendo il loro punto di ristoro, a fianco del palazzetto dello sport trasformato in rifugio per sfollati. Poi è arrivato Mattarella, e qualcuno ha chiesto di spostare dal percorso presidenziale quei «cani sciolti» disordinati e senza divisa. Loro non hanno battuto ciglio. Hanno preso tavoli e fornelli da campeggio trasferendosi al parco, lungo il muro di cinta della scuola elementare crollata.

Le quattro moka in fila non smettono di borbottare, Gianni sforna omelette fatte al momento e ci vengono a mangiare tutti, di giorno e di notte. Sfollati, soccorritori, giornalisti, i ragazzi di Amatrice, pure il questore e il comandante dei carabinieri. E persino gli uomini della Croce Rossa, che pure nel campo di calcio ha allestito la sua mensa.

Commenti

Fjr

Gio, 01/09/2016 - 10:31

Certo sia mai che qualcuno intralci il percorso del pdr, nemmeno di fronte a persone che armate di volontà e amore per il prossimo dedicano il loro tempo affinché quelle povere anime vivano in condizioni decenti, lui deve avere la strada sgombra per dire le solite ovvietà, vi siamo vicini , non vi lasceremo soli , tutti avranno un posto dove vivere , queste sono le balle già sentite in Emilia a l'Aquila e tutte le volte che si sono verificati eventi così drammatici ,per una volta invece di far spostare queste persone, ringraziatele per ciò che stanno facendo ,abbiate il coraggio di guardarle in faccia e abbracciatele come farebbe un padre non un padrone