E in Ferrari arriva Camilleri: dai box esce il sosia di Sergio

Elkann presidente, è l'esordio della famiglia alla guida della Rossa. Ma è l'ad l'uomo nuovo: il duro ex n.1 di Philip Morris

Occhiali tondi, viso paffuto, sguardo fintamente bonario, occhi che all'improvviso spaventano, incedere panciuto, talvolta invisibile, fama da durissimo, apparentemente anonimo, evidentemente clone. Di Sergio Marchionne.

In queste ore drammatiche, i due mondi popolati dagli appassionati del Cavallino che corre in F1 e fa sognare sulle strade si stanno domandando uniti chi sia Louis Carey Camilleri, il nuovo amministratore delegato della Ferrari. È il clone di Marchionne, ecco chi è. Nel lavoro, nei successi, nel silenzio che cala quando s'aggira per il paddock. Unica differenza: uno ama apparire, lui adora essere invisibile.

L'annuncio choc del passaggio delle cariche che il manager italo canadese deteneva a Maranello, quelle di presidente e ad, rispettivamente a John Elkann e a Camilleri non ha stupito nel primo caso, ma ha sorpreso molti nel secondo. Eppure, sono entrambe perfettamente in linea con quanto ha sempre progettato la famiglia Agnelli e quanto tracciato dallo stesso Marchionne in questi mesi. La presidenza a Elkann segna infatti l'entrata ufficiale della famiglia nella stanza dei bottoni maranelliani, visto che in Ferrari la presidenza, come in passato hanno insegnato sia Luca di Montezemolo nella sua ultra ventennale esperienza al Cavallino che lo stesso Marchionne, è tutt'altro che una carica onorifica. Per cui si tratta di un passaggio di consegne che, senza la drammatica accelerazione delle ultime ore e senza l'imprevisto amore sbocciato tra Marchionne e la Ferrari negli anni recenti, avrebbe comunque prima o poi portato un membro della famiglia a prendere le redini del Cavallino. Il fratello di John, Lapo Elkann, siede infatti già da tempo nel board della Rossa, per cui la presenza diretta non fa altro che rinforzarsi.

E qui veniamo a Louis Camilleri. Sessantatré anni, egiziano di origini maltesi, ex gran capo della Philip Morris mondo, patrimonio personale di oltre 180 milioni di euro e per anni tra i manager più pagati d'America, Camilleri sedeva da tempo nel cda della Rossa. Per cui i due mondi della Ferrari, quello delle corse e della produzione di serie, possono stare tranquilli: l'uomo sa di corse. Laurea in Economia a Losanna, assunto a 23 anni, nel 1978, dalla Philip Morris di cui è diventato Chief financial officer nel 1996 e poi, per quasi vent'anni, numero uno, si è temprato difendendo la Philip Morris nelle cause milionarie per il fumo e per questo è abituato a operare nell'ombra e a non apparire. Anche se un anno fa fece parlare una sua presunta relazione con Naomi Campbell. «Sono adulti, decidono loro se fumare o meno... o andarsi a mangiare un Big Mac» è una delle frasi celebri di questo top manager freddo e temuto sotto la cui direzione ventennale si è intensificato il rapporto tra la multinazionale delle sigarette e il team del Cavallino. Squadra dove ritroverà Maurizio Arrivabene, team principal della Rossa e suo ex dipendente. Portato nel 2014 alla Ferrari da Marchionne, Arrivabene aveva infatti prima curato le sponsorizzazioni Marlboro in F1 fino a ricoprire ruoli di spicco in Philip Morris International. In ore così difficili e incerte, un segno di continuità.