“E’ l’ora di una Solidarnosc italiana contro il pensiero unico laicista“

Fabio Torriero nel suo ultimo libro “Il futuro dei cattolici in politica“ analizza la diaspora dei cattolici, dispersi nei vari partiti e si scaglia contro il laicismo che “ci vuole tutti decaffeinati, apolidi, precari, senza identità storica, culturale, religiosa“.

«Il futuro dei cattolici in politica». Fabio Torriero, intellettuale e direttore di Intelligonews, nel suo ultimo libro (Edizioni Giubilei Regnani), si interroga sul vuoto del cattolicesimo politico, oggi incapace di esprimere una visione complessiva, di incidere sul dibattito e dettare l’agenda.

I cattolici oggi appaiono pressoché irrilevanti di fronte alla sfida della società radicale di massa. Quale ricetta suggerisce per uscire da questa marginalizzazione?

«Io credo sia necessario - anzi lo ritengo un dovere storico - lavorare per un fronte antropologico capace di difendere i valori non negoziabili, in Italia e non solo. Quindi centralità della vita, famiglia naturale, no a matrimoni egualitari, gender, eutanasia e liberalizzazione delle droghe. Non sono temi marginali, ma principali. Se gli attuali schieramenti non lo capiscono, sono destinati a morire. Le nuove categorie della politica sono alto-basso (popoli contro caste) e appunto, valori antropologici. É l’ora di una Solidarnosc italiana contro il pensiero unico laicista che sta rendendo tutti i partiti uguali, dal Pd ai 5stelle, liberali in politica, liberisti in economia e laicisti sui temi etici. Una proposta che lancerò alla festa del popolo della famiglia a settembre».

Ma qual è il potenziale politico dei cattolici oggi?

«La massa d’urto dei cattolici in politica, grazie ai Family Day, è risalita a 5 milioni di voti, in grado di sensibilizzare circa il 20 per cento degli italiani. Certo non siamo più ai tempi del partito unico dei cattolici, ma anche lo schema Ruini è fallito (i credenti nei partiti). Quando sento Carron che in questi giorni auspica il voto dei cattolici alle persone nei partiti, dico che è un errore che rasenta l’astrazione o l’ingenuità. I cattolici diventerebbero, come sono, le tazzine buone da mettere nella credenza. Belle, ma inutilizzabili. Poi Carron parla, per quanto riguarda Cielle, di passaggio dall’egemonia alla testimonianza. Ok sulla testimonianza, ma quando mai i cattolici in politica hanno avuto l’egemonia? L’Italia, a causa dei governi Renzi e Gentiloni, basta pensare a tutti i provvedimenti approvati e in via di approvazione, è sempre più una società radicale di massa».

In queste settimane abbiamo assistito a una recrudescenza del terrorismo islamico. In questo stesso periodo lo ius soli è tornato al centro del dibattito politico italiano. Anzi è stato indicato da alcuni esponenti politici come una sorta di risposta inclusiva contro la radicalizzazione.

«Il terrorismo islamico non si ferma con l’indebolimento culturale. Peggio ancora con ricette tipo lo ius soli, che hanno un senso quando i popoli, gli Stati sono stabili, hanno identità forti, radici condivise e fanno figli. Ma noi, come italiani ed europei, quale identità forte abbiamo? La nostra libertà è quella vera oppure è la mera esaltazione della movida globale, il diritto a drogarsi, sballarsi, prostituirsi, suicidarsi? Sto parlando della società, delle pulsioni dell’io. Un conto è l’accoglienza che deve essere solidale, un conto è la cittadinanza che non può essere automatica e implica un percorso virtuoso culturale. Ecco l’integrazione deve essere culturale, non esclusivamente giuridica o sociale (basta rispettare le leggi e trovare lavoro)».

In questo dibattito è entrato anche Papa Francesco che si è schierato a favore dello ius soli.

«Papa Francesco dovrebbe essere supportato da un buono staff di comunicazione. Come mai i suoi predecessori non venivano mai fraintesi? Invece lui si presta a interpretazioni cattolico-liberali o pauperiste di sinistra. Subisce o è una strategia voluta? Sto parlando dell’effetto delle sue parole. Non dei contenuti. Per il resto vuole che i cattolici facciano politica e non si aggrappino più ai vescovi pilota. Ebbene, è arrivato il momento dei cattolici in politica. Siamo in una repubblica parlamentare e le cattive leggi fanno costume. Rovinano la vita dei nostri figli. I cattolici devono rientrare nella polis, mettere insieme identità e umanità, dignità degli italiani e dei migranti, legalità. E sfuggire alla falsa narrazione mondialista e xenofoba, due posizioni speculari. Non tutti i muri sono sbagliati e non tutti i ponti sono giusti. La visione di un cattolicesimo globalista senza il valore dell’identità rischia di fare da supporto sentimentale al meticciato di Soros: un mondo di apolidi, precari, solo schiavi dell’economia e consumatori. Papa Francesco sa benissimo che il pericolo più grande per il cristianesimo non è tanto o non più il fondamentalismo laicista di stampo giacobino, quanto da alcuni anni l’avvento di un cristianesimo senza Cristo. Cioè l’avvento di una finta cultura compassionevole, buonista, solidarista, che dietro parole amorevoli e umanitarie nasconde una drammatica cultura di morte».

Lei nel libro parla di un cristianesimo senza Cristo. Cosa significa questo apparente paradosso?

«Il cristianesimo senza Cristo ci vuole tutti decaffeinati, apolidi, precari, tutti schiavi dell’economia e del consumo, senza identità storica, culturale, religiosa. Però la chiamano società laica, moderna, cosmopolita. Certi cattolici in buona fede rischiano di diventare gli ascari di questo cristianesimo senza cristo. E’ questo il grande pericolo del nostro tempo».