E l'Onu denuncia: «In atto crimini di guerra»

Secondo le Nazioni Unite la situazione si è drammaticamente deteriorata dal 2014. Molti prigionieri seviziati fino alla morte

Riccardo PelliccettiLa Libia è ormai avvolta in una spirale di caos e atrocità e tutte le fazioni che si contendono il potere con le armi sono responsabili di crimini di guerra: torture, abusi di ogni tipo compreso lo stupro, vessazioni e violazioni dei diritti umani. Le pesanti accuse arrivano dalle Nazioni Unite, dopo un anno d'inchiesta della Commissione Onu per i Diritti Umani. «Una moltitudine di attori, tanto dello Stato come non, sono accusati di violazioni e abusi molti seri che, in molti casi, possono essere definiti come crimini di guerra», ha dichiarato l'Alto Commissario, Zeid Raad Al Hussein.Il rapporto dell'Onu, che raccoglie le violazioni registrate tra il 2014 e il 2015, sostiene che la situazione si è drammaticamente deteriorata. I gruppi armati uccidono indiscriminatamente e giustiziano chi viene catturato o esprime dissenso. I sei commissari del team delle Nazioni Unite sono riusciti a rimanere nel Paese solo per brevi periodi ma hanno realizzato oltre 200 interviste ad altrettanti testimoni. Il rapporto descrive l'uso della tortura come «generalizzato, soprattutto nelle carceri» e denuncia come molti centri di reclusione siano segreti. Le tecniche di tortura sono tra le più disparate e orribili: percosse con tubi di gomma o cavi elettrici, costrizione in posizione anomale per lunghe ore, scosse elettriche, niente cibo. Molti prigionieri sono stati torturati fino alla morte.Intanto la comunità internazionale ancora si interroga su come arginare l'avanzata dell'Isis. Washington, Roma, Londra e Parigi sono d'accordo sui raid per colpire le basi dello Stato islamico. Ma gli attacchi con i droni non sarebbero risolutivi, come non lo sono stati i bombardamenti contro gli obiettivi del Califfato in Siria e in Iraq. Quindi sul tavolo rimane sempre l'opzione dell'intervento militare, anche se i distinguo sono molti. La Russia, che ha sempre escluso un suo intervento militare di qualsiasi tipo, ieri ha ribadito che un'altra campagna in Libia può trasformare il Paese «in una base regionale per il terrorismo internazionale». Il vice ministro degli Esteri, Mikhail Bogdanov, inviato speciale del Cremlino per il Medio Oriente e l'Africa, ha garantito comunque che «Mosca è pronta a coordinare con i partner gli ulteriori passi» sul dossier libico. Dalla Libia, nel frattempo, arrivano deboli smentite sulla presenza di militari francesi sul terreno che affiancherebbero le truppe del generale Khalifa Haftar, comandante delle forze del governo di Tobruk, unico riconosciuto dalla comunità internazionale. «Il gruppo dell'esercito francese a Bengasi è costituito semplicemente da consiglieri militari, che forniscono consulenze all'Esercito nazionale libico nella sua battaglia contro il terrorismo, ma non stanno combattendo con le nostre forze libiche», ha spiegato Wanis Bukhamada, comandante delle forze speciali dell'esercito libico. Le Monde aveva rivelato due giorni fa che commando francesi composti da forze speciali e intelligence erano impegnati in «una guerra segreta» contro lo Stato islamico. Bengasi è da oltre un anno nel mirino delle truppe di Haftar che stanno riprendendo il controllo di quartieri conquistati pochi mesi fa dall'Isis. Ieri il portavoce delle forze armate di Tobruk ha dichiarato che, in 4 giorni di combattimenti a Bengasi, sono stati uccisi 73 terroristi e 37 detenuti e ha annunciato la liberazione della città «nei prossimi sei giorni».