E ora Salvini attacca Bossi «La sua Lega era ferma al 3%»

Le strategie del segretario a livello nazionale

Milano Dopo l'attacco diretto di Bossi, portavoce di un malcontento strisciante nel Carroccio sulla gestione Salvini, arriva la doppia risposta del segretario federale. La prima è sui numeri, per ribattere a chi lo accusa - fuori ma anche dentro il partito - di aver collezionato flop alle comunali. «La Lega ha perso le amministrative? Balle!, si legge nella nota fatta uscire da Via Bellerio. A chi lo afferma rispondiamo con i numeri: a livello nazionale la Lega Nord, uscente in 60 comuni, ha conquistato, tra primo turno e ballottaggio, 99 comuni: 39 in più rispetto alle precedenti amministrative. Abbiamo 21 sindaci in più con in tasca la tessera della Lega Nord che sono quindi in totale 58. In Lombardia la Lega è passata dall'amministrare 33 comuni a 48, in Veneto da 15 a 20 comuni, in Emilia, da 2 a 7 comuni, in Piemonte, da 2 a 9 comuni». E poi Toscana, Liguria, Emilia Romagna. Dunque una vittoria, non una sconfitta. Risultato che però si pesa non solo con il calcolatore, ma anche con la bilancia, perché il peso di alcune città perse (da Varese a Milano) supera spesso quello dei nuovi comuni conquistati, dall'Emilia-Romagna alla Toscana.

Ma Salvini risponde direttamente al suo ex segretario Umberto Bossi, e senza mezzi termini: «Forse Bossi dovrebbe guardare qualche telegiornale in meno e girare qualche piazza in più. Se Bossi guardasse i numeri si accorderebbe che abbiamo raddoppiato i sindaci. Se la matematica non è una opinione due è più grande di uno e quindi pur con alcune sconfitte pesanti, su cui rifletteremo, abbiamo di netto aumentato i nostri sindaci». Quanto al ritorno alle origini (la Lega federalista, autonomista, forza del Nord), e all'accusa di aver fallito col progetto di un Carroccio nazionalista presente anche al Sud, Salvini risponde beffardo: «Diciamo che non rimpiango la Lega al 3%. Ho tanti limiti e difetti, ma se adesso siamo la terza forza politica a livello nazionale evidentemente la strada intrapresa è quella giusta». Non il «partitino sempre a disposizione come sicuramente farebbe comodo a Berlusconi, ma con me si sbaglia». Dunque nessun ripensamento, probabilmente un aggiustamento di tiro, anche sulla comunicazione del partito, da discutere domani nel primo consiglio federale dopo il voto. Sabato invece tutti a Parma per la prima «Leopolda» salviniana. Ad un altro Matteo ha portato fortuna.

PBra