Il "sindacocidio", la legge Pd contro la violenza agli amministratori

La proposta di legge presentata alla Camera vuole contrastare la violenza ai danni degli amministratori

Dopo il femminicidio, arriva il "sindacocidio". Attentare alla vita di un amministratore locale o di un candidato alle elezioni sarà più grave di una aggressione ad un normale cittadino.

La proposta di legge presentata ieri alla Camera viene dalle fila del Pd, a firma dei deputati Romina Mura e Francesco Sanna. I due onorevoli chiedono "un intervento legislativo urgente per garantire il libero dispiegarsi del gioco democratico". La norma prevede che venga introdotto il reato di attentato contro gli amministratori locali, di violenza contro i candidati alle elezioni, propone una aggravante specifica e l'arresto in flagranza di reato.

In particolare, la proposta di Romina Mura estende l'applicazione dell'articolo del Codice penale che sanziona la violenza e la minaccia contro un corpo politico, amministrativo e giudiziario, rendendolo specifico per sindaci e amministratori locali. La pena sarà la reclusione da tre a otto anni".

Il testo presentato da Francesco Sanna, invece, "introduce l'aggravante speciale e ad effetto speciale per i delitti di ritorsione contro gli amministratori. Il terzo intervento e' la previsione dell'arresto per chi e' colto in flagrante a commettere il delitto di violenza. Da ultimo si modifica la norma del Testo Unico per le elezioni locali per punire chi rivolge la minaccia o la violenza contro i candidati in una elezione".

Due proposte che faranno discutere. Soprattutto in un periodo in cui i privilegi della politica sono mal visti dagli elettori. Introdurre una norma che renda differenzi la violenza contro un normale cittadino meno grave di quella contro un sindaco rischia di aggravare la cattiva fama di cui godono oggi i politici.