Emigrare? Riavvicina alla fede e alla famiglia

Il ritratto dei giovani stranieri. «La religione è fondamentale di fronte alle difficoltà»

Milano «Ero lontano dalla famiglia, da solo e sentivo nostalgia, tanta, tanta, tanta, quindi andavo in chiesa. Non c'è niente da pregare, mi ricordo solo piangevo. Piangevo, piangevo, piangevo... In Sri Lanka sì, vissuto con fede sempre, però qui di più». È facile così comprendere uno dei risultati più forti della ricerca dell'Osservatorio Giovani dell'Istituto Toniolo, e cioè come nonostante le difficoltà, anzi dentro di esse, i cristiani arrivati in Italia da Paesi lontani non solo dimostrano di non aver perso la fede, ma di averla rinforzata. Si sono attaccati di più anche alla famiglia, in cima alla lista delle parole del cuore cattolico, insieme al rispetto, a eccellenza e bontà d'animo, umiltà e carità, come rivela lo studio «Di generazione in generazione. La trasmissione della fede nelle famiglie con background migratorio» (edito da Vita e pensiero). Molte le sorprese. «Si può riscoprire la religione in terra straniera» sintetizza Fabio Introini, ricercatore della Cattolica e tra i curatori dell'indagine qualitativa che allega anche statistiche per uno spaccato denso di chiaroscuri. Nella Diocesi di Milano, tra le più estese al mondo e ad alta densità migratoria, il 57% dei migranti è cristiano e il 33% cattolico.

Famiglia e rispetto sono però fondamentali per i ragazzi a prescindere dal credo. Le 149 interviste realizzate in Lombardia presentano uno spettro ampio di interlocutori: giovani tra i 18 e i 29 anni, genitori e guide spirituali, di religione cattolica, ortodossa, evangelica, buddista, induista, musulmana e sikh. Il valore comune più importante - spiega la ricerca presentata in Arcivescovado - è la famiglia unita come porto sicuro. Il rispetto e la fede sono il secondo e il terzo valore. Con un legame: «Ciascuno è libero di seguire la propria religione ma il rispetto è fondamentale, a garanzia di un necessario dialogo». Se la generazione dei padri ha una fede più strutturata, il modo in cui prende forma nei giovani è «imprevedibile e soprattutto non necessariamente lineare», continuano i ricercatori. «Avere un background migratorio avvicina maggiormente alla fede» la conclusione, sia pur non di tutte le storie. E ancora: «La fede è strumento fondamentale per far fronte alle difficoltà della migrazione, ma è anche una risorsa identitaria cara a cui non si vuole rinunciare». Vale molto per i cristiani ma non solo. Come racconta una giovane donna di religione islamica: «In Bangladesh più del 90 per cento delle persone è musulmana, ma se io fossi là oggi penso che la mia fede non sarebbe forte tanto quanto lo è qua».