Espulso ospite di un Cara minacciava una strage Già cacciati 63 jihadisti

È un algerino che si vantava di aver sgozzato molti uomini. Dal 2015 i rimpatriati sono 195

Sessantatré espulsioni in poco più di sei mesi: tanti sono i provvedimenti attuati dal ministero dell'Interno a carico di cittadini extracomunitari ritenuti vicini all'Isis. L'ultimo rimpatrio forzato è di ieri e va a colpire un 48enne algerino rispedito in patria «per motivi di pericolosità sociale». Lo straniero, secondo quanto riporta il Viminale, era entrato abusivamente in Italia nel 2016 ed era richiedente asilo. Era stato «attenzionato» da tempo dalle forze di polizia per aver manifestato, all'interno del centro di Licodia Eubea (Catania) dove era ospite insieme con il figlio, forte avversione nei confronti dei costumi occidentali condannando «le operazioni militari della coalizione anti Daesh, nonché vantandosi dello sgozzamento di molti uomini e di essere stato detenuto in Algeria, fino alla sua fuga». Inoltre, aveva più volte aggredito le operatrici del centro e altre ospiti, ree, a suo dire, di tenere comportamenti lontani dai dettami dell'Islam. Per questo era stato denunciato per maltrattamenti e discriminazione razziale. Durante il suo trasferimento al centro di permanenza per i rimpatri di Caltanissetta, l'algerino, a più riprese, aveva minacciato di compiere stragi nel nostro Paese. Oltretutto, dallo studio dei suoi profili social, l'intelligence aveva rilevato la presenza di materiale pro Stato islamico e di tenore anti sciita.

La notizia arriva il giorno successivo a quella dell'arresto di Eli Bombataliev, il 38enne ceceno accusato di far parte dell'organizzazione terroristica che nel 2014 uccise 19 persone in due diversi attentati in Cecenia.

I dati dimostrano che sul territorio nazionale stanno proliferando i soggetti simpatizzanti dell'Isis. Se dal 2015 a oggi le espulsioni di soggetti gravitanti in ambienti dell'estremismo religioso, eseguite con accompagnamento nel proprio Paese di origine, sono state 195, delle quali 63 si sono con centrate proprio nella prima metà del 2017. Si registra, pertanto, una media di 10 espulsioni al mese. Un dato preoccupante, anche perché la maggior parte di queste persone è arrivata in Italia a bordo di barconi provenienti dai Paesi del Nord Africa. Un fenomeno, quello migratorio, che si porta dietro, quindi, non solo problemi legati all'accoglienza, ma anche alla possibile presenza di terroristi tra coloro che sbarcano sulle coste italiane. La maggior parte dei rimpatriati è di origine tunisina.

La radicalizzazione, se non avviene in Patria, si concretizza, comunque, in ambienti italiani legati all'Islam. Per lo più moschee, associazioni culturali islamiche (come nel caso di Bombataliev), ma anche in carcere. Negli istituti di detenzione italiani si contano, infatti, settanta centri di culto, mentre sono una ventina gli imam che entrano e escono dalle carceri del nostro Paese e 150 quelli tuttora detenuti. Personaggi che, spesso, hanno l'interesse a diffondere la cultura della violenza.

Finora l'intelligence italiana ha lavorato bene e ha individuato i presunti terroristi, che sono poi stati espulsi. Ma c'è un aspetto di cui tener conto: molti degli espatriati potrebbero far ritorno, se non in Italia, comunque in altri Paesi europei per compiere attentati. I casi di cronaca sono numerosi. A maggio scorso fu espulso Sayed Yacoubi, un tunisino che aveva avuto contatti con l'attentatore di Berlino, Anis Amri. Era in procinto di compiere una strage anche nel nostro Paese. C'è poi Dhiab Nasredine, il 23enne rintracciato nel Bresciano che aveva ricevuto indicazioni per compiere atti terroristici.