Essere felici? Si può. Da giovani e anziani

Uno studio dimostra come i livelli minimi si raggiungano intorno ai 50 anni

Sara Mauri

La felicità è il completo appagamento di ogni desiderio o ambizione. Potrebbe durare anche un momento solo e spesso dura esclusivamente un attimo. Magari la si valuta a posteriori e solo dopo che l'abbiamo vissuta, riusciamo a riconoscerla. Riusciamo a percepirla davvero, mentre la stiamo vivendo?

Vi ricordate i bigliettini sulla felicità di Einstein? Dicevano «Una vita calma e modesta porta più felicità della ricerca del successo abbinata a una costante irrequietezza». Il primo foglietto era stato battuto all'asta per 1,3 milioni di euro. Il secondo foglio è stato veduto per quasi 203mila euro e dice: «Quando c'è la volontà, esiste una via». In ogni caso e in qualunque epoca, l'essere umano ambisce alla felicità. Ma non è il solo essere vivente in grado di provarla. Anche gli animali ci riescono.

La «felicità» dei delfini è stata misurata per la prima volta nel Parc Astérix, un parco a tema in Francia. I ricercatori hanno valutato lo stato di cattività dal punto di vista dei mammiferi marini e hanno scoperto che questi delfini, anche se non stavano nuotando liberi nel mare come ci si auspica, riuscivano comunque a essere felici durante le interazioni con l'essere umano con cui avevano costruito un legame. Ma non c'è solo questo. Nei giorni scorsi è stato aperto, sempre in Francia (a Parigi), il più grande ristorante d'Europa. E si chiama Felicità, forse in onore dell'emozione più bella. Soffitti alti 13 metri per 4.500 metri quadrati di estensione, una terrazza di mille metri quadrati. Per il fondatore, Victor Lugger, è «il luogo dei sogni».

Ma la felicità è anche un indicatore di benessere di un popolo o di un Paese. Misura quanto si sta bene, quanto un popolo vive bene in un determinato Paese. E non sempre il Paese più ricco è anche quello più felice. Ma c'è anche il paradosso della felicità di Easterlin. Il paradosso della felicità, introdotto dal professor Richard Easterlin (professore di economia all'Università della California) nel 1974. Secondo il professore non esiste correlazione tra reddito e felicità: la felicità aumenta all'aumentare della ricchezza, solo fino a un certo punto; poi, diminuisce.

La felicità, secondo questo studio pubblicato sul National Bureau of Economic Research ad agosto 2017, segue una forma grafica a U nel corso della vita: le persone segnalano alti livelli di felicità nella tarda adolescenza e nei primi 20 anni. Ma con il passare degli anni, le persone diventano sempre più infelici, raggiungendo un punto minimo di soddisfazione nella loro vita collocabile intorno ai 50 anni. La felicità risale andando verso la vecchiaia e la pensione, quando le ambizioni contingenti diminuiscono e, forse, si impara a godersi la vita per come viene.