Gli ex granata, la Borsa e la giornata no di Cairo

Urbano Cairo non ha avuto parole tenere per Giampiero Ventura: «Mi è sembrato di vedere quasi un ospite più che un ct», ha detto ieri ai microfoni della tv. E ci crediamo: il buon Giampiero gli aveva appena fatto perdere 60 milioni.

Intervistato e cercato dopo la disfatta azzurra, Cairo non è un osservatore qualunque. Questa Italia senza mondiali lo riguarda un po' più degli altri. L'imprenditore milanese di origini piemontesi, tra le altre cose è editore di una rete tv, La7; di un gruppo editoriale, Rcs, che pubblica il primo quotidiano nazionale, Il Corriere della Sera, e il primo sportivo, La Gazzetta dello Sport; ed è anche presidente del Torino, sette scudetti (più uno revocato), cinque coppe Italia e vari tecnici passati poi alla Nazionale.

L'ultimo è stato Ventura. Che oggi gli presenta il conto. Salato, almeno a vedere la Borsa di Milano, dove il titolo Rcs (di cui Cairo controlla il 60%) ha perso ieri il 9%, che sono oltre 60 milioni di capitalizzazione: senza Mondiali saltano un paio di mesi di super-tirature e super-raccolta pubblicitaria di Corriere e soprattutto Gazzetta. «Ci inventeremo qualcos'altro» ha detto Cairo. Masticando amaro però. Perché era solo l'estate scorsa quando - fresco vincitore dell'Opa con cui aveva per l'appunto conquistato Rcs sconfiggendo niente meno che Mediobanca, Pirelli e Della Valle - Cairo era apparso anche il king maker dell'operazione Ventura. Indirizzando verso la Nazionale il ct che era diventato noto proprio nel suo Toro. Dove aveva allenato per cinque anni, comprese le uniche sette partite internazionali del suo curriculum. E insieme con Ventura in Nazionale sarebbero andati anche un po' di gioielli cresciuti alla corte del Toro di Cairo e diventati titolari fissi quali Darmian, Immobile e Belotti.

Sembrava tutto connesso, ben studiato e sotto controllo. Tranne che siamo tutti l'imprevisto di qualcun altro. E quando capita non c'è difesa.