Faida di San Luca: il boss sparito dopo la condanna

Francesco Pelle ordinò la strage che scatenò l'eccidio di Duisburg

Felice Manti

Latitante ma in sedia a rotelle. In fuga da una condanna definitiva per 'ndrangheta e strage, ma soprattutto dalla maledizione della faida di San Luca.

Francesco Pelle detto Ciccio Pakistan lo riconosci dalla pelle olivastra che gli è valsa il soprannome e dalla prigione in cui l'hanno inchiodato quattro colpi di fucile da lupara caricati a pallettoni un'appiccicosa sera d'estate sparati dalla famiglia rivale, i Nirta-Strangio. La faida è colpa di una ragazzata, qualche uova lanciate contro un circolo ricreativo. Finisce prima a schiaffi e calci, poi parlano le pistole. Cinque morti e sei feriti dal 1991, nel macabro rosario dei morti finiscono anche gli Strangio e i Giorgi.

Poi il tiro si alza, Ciccio Pakistan ha ancora sete di sangue «nobile» ma la vendetta gli fa sbagliare mira e anziché Giovanni Nirta a morire è la moglie, Maria Strangio. È il 25 dicembre 2005, il giorno di Natale. Perché se è vero che la mafia uccide d'estate la 'ndrangheta preferisce le feste comandate. O le ricorrenze.

Tipo il 31 luglio 2006, quando ad Africo Nuovo la casa di Francesco Pelle si accende di gioia per festeggiare l'arrivo del primogenito. Una gioia che i suoi nemici volevano affogare nel sangue, ma anche loro sbagliano. Pelle si accascia, è vivo per miracolo ma non camminerà più. Scappa dalla Calabria, scaricato anche dalla sua famiglia che lo considera troppo fumantino, e finisce a Milano. In incognito. È il Ros a stanarlo un annetto dopo in un letto del reparto di Neuroriabilitazione della Clinica Fondazione Maugeri, alle porte di Pavia. I pazienti che lo vedono andare via in manette mai avrebbero pensato che il «Pasqualino» che chattava su Skype e millantava fortune e potere fosse un sanguinario boss costretto a convivere con la paura di morire e con qualche scheggia di piombo nella clavicola.

Ma il peggio per la sua famiglia deve ancora venire: il Ferragosto del 2007 passa alla storia per la strage di Duisburg: davanti al ristorante da Bruno che aveva portato fortuna alla Nazionale di Marcello Lippi una sventagliata abbatte come birilli il titolare Sebastiano Strangio, i fratelli ventenni Francesco e Mario Pergola, Marco Marmo, di 25 e i diciottenni Tommaso Venturi e Francesco Giorgi.

Di fronte a tanto odio meglio fuggire, neanche Milano è più sicura. «L'ho sentito qualche giorno fa - rivela Klaus Davi, giornalista e consigliere a San Luca - Gli ho chiesto se era parente di una persona che avevano arrestato in quei giorni ma mi ha risposto di no. Eravamo in trattativa per un'intervista da molto tempo». L'ultimo messaggio al cronista («Presto ti darò una intervista ma vieni senza microfoni») sarebbe un sms del 4 giugno. Ora si riapre la caccia a un latitante in sedia a rotelle.