Fango giudiziario sul Cavaliere e la Comi Sono nelle carte senza essere indagati

Tirata in ballo, l'eurodeputata di Fi: «La mia società non c'entra nulla»

Milano Una società «riconducibile» a Lara Comi avrebbe ricevuto contratti di consulenza grazie all'intervento di Nino Caianiello. Contratti sui quali la Procura sta indagando. Così l'eurodeputata di Forza Italia e coordinatrice provinciale del partito a Varese finisce nel pantano delle migliaia di pagine dell'inchiesta della Dda di Milano che martedì ha portato all'esecuzione di 43 misure cautelari. «Nel bel mezzo della mia campagna elettorale per le prossime europee leggo con stupore» di questa vicenda, dichiara Comi. Che sottolinea: «L'unica mia società di comunicazione è la Premium Consulting, regolarmente denunciata all'interno della Dichiarazione di interessi finanziari dei deputati lettera D), a norma del Regolamento del Parlamento europeo». Conclude: «Tale società non ha nulla a che spartire con le consulenze sotto inchiesta e non ve ne è nessun'altra a me riconducibile».

Ecco cosa riporta la richiesta di custodia cautelare firmata dall'aggiunto Alessandra Dolci e dai pm della Dda (le misure chieste erano 72). Caianiello, ex coordinatore provinciale di Fi a Varese e considerato dagli inquirenti il «burattinaio» del sistema corruttivo al centro dell'inchiesta, finito in carcere, avrebbe fatto ottenere alla società ritenuta legata a Lara Comi contratti da parte dell'ente Afol Città metropolitana «per un totale di 38mila euro (come preliminare conferimento di un più ampio incarico che può arrivare alla totale cifra di 80mila euro) dietro promessa di retrocessione di una quota parte» allo stesso Caianiello e a Giuseppe Zingale, dg di Afol. Su questa vicenda, si precisa, gli accertamenti sono in corso. Lara Comi non risulta indagata. «Alla fine quanto ha preso questa?», chiede in un'intercettazione agli atti Caianiello riferendosi all'eurodeputata. «Per il momento 38», risponde Zingale. I pm fanno anche valutazioni sulla «caratura politica» di Caianiello, scrivendo che è «in costante contatto con tutti gli esponenti apicali del partito a livello regionale»: Giusy Versace, Lara Comi, Mariastella Gelmini, più il governatore leghista della Lombardia Attilio Fontana. Di più: arrivano a ipotizzare una sorta di commissariamento di Caianiello su Comi. Le intercettazioni, sostengono, «dimostrano come Caianiello ricopra di fatto la funzione di coordinatore provinciale del partito di Forza Italia, ad onta del ruolo solo formalmente ricoperto dall'eurodeputata Lara Comi». Nelle carte è tirato in ballo anche Berlusconi, estraneo alla vicenda. Caianiello ne parla in un'ambientale del marzo 2018 con Ciro Calemme, vicepresidente dell'associazione Agorà. «Nino (Caianiello, ndr) dice (a Calemme, ndr) che deve girargli il numero di Marco Marcora che sarebbe quello che alla cena di Berlusconi ha messo 20mila euro in mano a Berlusconi e che hanno candidato nella lista Fontana». Forse anche per questo ieri Calemme è stato ascoltato come teste per oltre tre ore. Sentita infine come teste Giulia Martinelli, ex compagna di Matteo Salvini e capo segreteria di Fontana (indagato per abuso d'ufficio).

Commenti
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bandog

Ven, 10/05/2019 - 10:34

le toghe rosse all'arrembaggio,come al solito,sotto le elezioni!

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mina2612

Ven, 10/05/2019 - 13:14

Si salvi chi può: le toghe rosse si sono rafforzate con l'appoggio dei giustizialisti gialli...

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mortimermouse

Ven, 10/05/2019 - 13:34

per fermarli c'è solo un modo: voto plebiscitario a Berlusconi !