Ferie ai magistrati, Davigo: "Volevano tagliarle, le hanno allungate"

Davigo boccia la riforma della giustizia: "Dilettanti allo sbaraglio, c'è da aver paura"

"Pensavano di accorciare le ferie ai magistrati, invece, probabilmente ce le hanno allungate: dilettanti allo sbaraglio...". Piercamillo Davigo, giudice di Cassazione, boccia la riforma della giustizia in un intervento all’incontro "Riforme contro la Costituzione?" e stronca l'operato del governo.

"Questo perché - ha spiegato il magistrato - hanno introdotto un articolo bis per cui le ferie sono di 30 giorni. Però non hanno abrogato il precedente articolo che dice che quei magistrati con funzioni giurisdizionali ne hanno 45. Quindi, solo ai fuori ruolo hanno ridotto le ferie. Nella nuova norma però hanno detto che i giorni devono diventare netti perché finora durante le ferie noi scrivevamo le sentenze. A questo punto, perciò, se diventano nette io devo smettere di fare udienza 15 giorni prima perché in quei 15 giorni devo scrivere le sentenze. E quando finisco le ferie non posso cominciare subito con le udienze perché devo studiare prima i processi e quindi comincerò 15 giorni dopo. Quindi da 45 i giorni sono diventati 75. Le hanno allungate, dilettanti allo sbaraglio, c’è da avere paura".

Commenti

bruco52

Mar, 18/11/2014 - 19:23

Se quello che dice Davigo è vero, altro che dilettanti allo sbaraglio, ma molto peggio. Almeno i dilettanti sanno di esserlo, questi al governi si credono "gli unti del Signore" e ci prendono in giro, proclamandosi " I Migliori"....mah!!!

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moshe

Mar, 18/11/2014 - 20:38

Detto da un magistrato che non ha nessun interesse a diffondere una notizia simile, c'è da credergli. Governo di me... cosa sei li a fare?

ERASMO VESPIGNANI

Mar, 18/11/2014 - 21:13

Vede Dott. Davigo c'è da aver paura di magistrati come lei. Come capita sempre quando si parla di magistratura in parlamento non Vi va mai bene niente. Cercate di essere più produttivi, tempi più brevi per i processi e sulla responsabilità oggettiva non vi piace vero? Vergogna.

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ellebor0

Mar, 18/11/2014 - 23:50

Difficile credere (e da dimostrare) che i magistrati italiani lavorino anche durante le ferie, non si spiegherebbe la loro condanna per violazione dei diritti umani alla Corte di Strasburgo (lunghezza dei processi). Eppure i processi non vanno piano perché i magistrati sono pochi: ne abbiamo una media di 1,39 ogni diecimila abitanti a fronte di uno 0,91 dei Paesi dell’Ue. I conti non tornano.

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Runasimi

Mer, 19/11/2014 - 00:58

Io invece direi che c'è da aver paura di un magistrato come questo Davigo che parla del parlamento italiano come se si trattasse di una istituzione di un'altro paese. TRASPARE TUTTA L'ARROGANZA DI QUESTI SERVITORI DELLO STATO CHE TRADISCONO LA COSTITUZIONE OPPONENDOSI E NON RISPETTANDO LA SOVRANITÀ DEL PARLAMENTO.

michaelsanthers

Mer, 19/11/2014 - 06:19

se lo dice un magistrato che va contro la categoria vuol dire che la macumba è vera

anfo

Mer, 19/11/2014 - 07:37

Le esternazioni di Davigo mi hanno fatto ulteriormente capire perche' in Italia la Giustizia non e' efficiente! Qualcuno e' riuscito a comprendere cosa volesse dire?

pupism

Mer, 19/11/2014 - 08:52

Ma lo sa Davigo quanti lavoratori faticano a casa dopo l'orario di lavoro o in fabbrica al sabato e domenica? Il suo ragionamento mi sembra quello di un ragioniere piuttosto che quello di un magistrato che nell'antica Roma era una delle cariche più significative e importanti dell'impero.!!!

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alflex47

Mer, 19/11/2014 - 10:55

La soluzione più agevole per ridurre la durata dei processi non è quella di abbreviare le ferie dei magistrati, ma di modificare la natura dei termini processuali che attualmente per i magistrati sono sempre ordinatori e non perentori. Se fossero previsti termini perentori per il deposito dei provvedimenti giurisdizionali e per i rinvii delle udienze con la comminazione di decurtazioni dello stipendio per ogni giorno di ritardo, i magistrati lavorerebbero di più ed i processi durerebbero certamente di meno. Non si può prescindere dalla considerazione che la magistratura oltre a costituire "un ordine indipendente da ogni altro potere" è anche tenuta a rispettare le norme in materia di pubblico impiego e conseguentemente ogni suo componente dovrebbe svolgere un'attività lavorativa utile per lo Stato in termini di qualità e quantità di lavoro prestato.