La fiducia passa solo a stento E Vendola offre Prodi per il Colle

Renzi canta vittoria ma dopo la maratona notturna al Senato arriverà il conto La proposta del leader Sel al Pd: le tensioni si intrecciano con Quirinale e Italicum

RomaDi buon mattino Matteo Renzi twitta il suo «grazie» ai senatori della maggioranza che, pesti dopo una lunga e insonne notte di votazioni e scontri con l'opposizione, lasciano Palazzo Madama. «Su Stabilità e legge elettorale hanno dato stanotte una lezione di politica agli ostruzionisti», scrive il presidente del Consiglio. Poi fa trapelare la sua soddisfazione per la battaglia vinta: «La partita era davvero difficile, erano tornati in campo vecchi appetiti, li abbiamo lasciati a bocca asciutta. Abbiamo stoppato l'assalto alla diligenza».

I risultati voluti li ha portati a casa: la legge di Stabilità (che domani dovrà avere il via libera definitivo di Montecitorio) è chiusa e l'Italicum è incardinato nell'aula del Senato, che inizierà ad esaminarla subito dopo le feste, il 7 gennaio. Esattamente come Renzi voleva. Il prezzo che si è pagato, però, è ancora da valutare: non solo in termini di immagine, per quelle ore di caos totale che si sono vissute tra giovedì e l'alba di sabato nella ricomposizione affannosa del testo e dei conti, ma anche perché i drastici tagli imposti dal premier alle mille «norme-mancia» infilate dai senatori nella Stabilità si son lasciate dietro uno strascico di delusioni e rancori.

«Abbiamo scontentato parecchi appetiti», dicono nel governo. E siccome erano appetiti di parlamentari, spesso della maggioranza, e dunque di futuri “Grandi elettori” nella difficile partita del Quirinale, averli scontentati può alimentare il desiderio di rivalsa nel segreto dell'urna quando il Parlamento - con ogni probabilità fra poco più di un mese - sarà convocato in seduta comune per eleggere il successore di Napolitano.

Il premier spiega però di avere già individuato un «metodo» per affrontare il pericoloso tornante del voto per il Colle. Innanzitutto in casa propria, dove la concentrazione di potenziali «pugnalatori» è particolarmente alta. «Il Pd convocherà i gruppi parlamentari, la direzione, i delegati regionali - dice intervistato dal Foglio - e apriremo un'assemblea permanente. Nessuno potrà dire: “Non ho avuto un luogo dove discutere”. Una volta elaborato un profilo lo proporremo ai nostri alleati, poi a tutti gli altri partiti: dal Movimento 5 Stelle a Sel, passando ovviamente anche per la Lega. Per trovare il candidato giusto non penso sia uno scandalo aspettare qualche votazione».

Ma Renzi sa bene che non basta un «metodo» per vincere la partita più complicata da quando è al governo, né per vincolare alla lealtà i suoi oppositori interni. Che affilano le armi: la sortita pro Prodi di Nichi Vendola, ieri, è stata il chiaro segnale che una parte della sinistra, di cui Sel si fa portavoce ma che conta molti supporter nelle file Pd, punta chiaramente a far saltare lo schema di gioco del Patto del Nazareno, che peraltro traballa assai anche sul versante Forza Italia. «Se il Pd vuole, i numeri per eleggere Prodi al quarto scrutinio ci sono. Facciamo saltare il patto del Nazareno», dice Vendola. E che Prodi sia tutt'altro che fuori gioco lo ammettono anche in casa renziana: «Se la partita sfugge di mano e si crea il caos, si va a finire lì».

Ma di qui al momento della verità c'è ancora parecchio tempo e il premier non starà certo con le mani in mano nell'attesa. Prima dello scrutinio per il Quirinale, dice, «sono convinto che riusciremo a votare in seconda lettura sia l'Italicum sia la riforma costituzionale».

I tempi «ci sono» per varare riforme grazie alle quali si imboccherà la strada del «bipartitismo». Renzi si mostra ottimista, ma sa che per impedirgli di portare a casa le riforme la guerriglia parlamentare sarà strenua, anche in casa sua come dimostrano le recenti parole di Bersani contro l'Italicum. La caotica notte della Stabilità è stato solo l'antipasto.