Finita la fuga dell'omicida di Vibo Valentia «Ho ucciso per vendicare mio fratello»

Era latitante da venerdì, si è costituito in carcere: «Sono quello che cercate...»

Filippo Marra Cutrupi

Vibo Valentia «Ho ucciso per vendicare mio fratello». Si è giustificato con queste parole Francesco Giuseppe Oliveri, costituitosi nella tarda serata di lunedì. Dopo il pomeriggio di fuoco di venerdì scorso durante il quale aveva ucciso tre persone, ferendone altre due aveva fatto perdere le sue tracce. «Sono Francesco Oliveri. Quello che state cercando...»: erano da poco passate le 23,30 di lunedì sera, quando l'uomo si è presentato nel carcere di Vibo Valentia. L'agente di custodia lo ha ammanettato e ha chiamato i carabinieri del reparto operativo di Vibo Valentia che lo hanno preso in custodia e trasferito in caserma, dove, durante la notte, è stato interrogato. «L'indagato ha effettuato un vero e proprio raid punitivo, recandosi nelle abitazioni delle vittime, già designate nel suo programma criminoso, e colpendole da distanza ravvicinata in parti del corpo che hanno attinto organi vitali». Queste le parole scritte all'interno del provvedimento di fermo emesso dalla procura di Vibo Valentia nella persona del pm Concettina Iannazzo, a carico di Francesco Oliveri, 32 anni, accusato degli omicidi di Giuseppina Mollese, 80 anni, e di Michele Valerioti, 67, e per il tentato omicidio di Pantaleone Timpano, Pantaleone D'Agostino e dell'avvocato Francesco Di Mundo.

Oliveri è rinchiuso nel carcere di Vibo Valentia dove si è costituito. Nel provvedimento di custodia cautelare, il pm parla di un pericolo di fuga, un pericolo che sussiste realmente dato che l'uomo ha compiuto questo raid punitivo in maniera efferata, sparando alle vittime a distanza ravvicinata in pieno giorno, agendo poi anche in luoghi non deserti, muovendosi tra Nicotera e il suo comune di residenza, Limbadi, a volto scoperto. L'uomo inoltre si è dimostrato totalmente indifferente alla possibilità che altre persone potessero essere incidentalmente colpite dai colpi di arma da fuoco esplosi all'interno del Bar di Limbadi. Oliveri dovrà rispondere non solo delle accuse di omicidio e tentato omicidio, ma anche di lesioni aggravate, porto e detenzione illegale di arma da fuoco e spari in luogo pubblico.

Il killer, da quanto emerso dalle indagini era rientrato solo da poche settimane nel suo paese d'origine, dopo esser stato in Lombardia, lavorando come muratore. Era già noto alle cronache locali per essere stato trovato a coltivare marijuana, per aver preso parte al furto di un auto e di 70 euro ai danni di un anziano svizzero in vacanza nel paese di Nicotera. Nei prossimi giorni l'uomo comparirà davanti al gip per la convalida del fermo. Dove dovrà chiarire i tanti punti oscuri della vicenda.