La flessibilità verde finto successo nell'Ue

Obiettivo non spendibile nella manovra

Tra gli equivoci che hanno accompagnato i primi passi in Europa del governo Conte c'è quello degli investimenti «green». Il tema è emerso alla due giorni del ministro Roberto Gualtieri a Helsinki per l'Ecofin e l'Eurogruppo. In sintesi, il governo italiano preme per inserire nelle regole europee la golden rule per gli investimenti a favore dell'ambiente, che sarebbero così scorporati dal calcolo dei deficit. Non è la flessibilità auspicata dalla maggioranza, né il permesso di sforare i limiti sul deficit e il debito, inserendo nella prossima legge di Bilancio investimenti green, materiali e immateriali. L'eventuale flessibilità pro clima e ambiente è un tema che riguarda la riforma del Patto di stabilità. Un obiettivo di lungo termine. Non spendibile con la prossima manovra, alla quale saranno applicate integralmente le stesse regole in vigore fino ad oggi. La flessibilità è sì consentita, ma dentro gli spazi concessi da Bruxelles. C'è anche uno sconto per gli investimenti, ma è da concordare.

Se il risultato del nuovo clima con l'Europa è la flessibilità verde, insomma, l'Italia ha incassato pochissimo. Anche perché non è detto che la riforma delle regole europee che vincolano i bilanci degli stati membri veda la luce. Le voci contrarie sono già molte. I paesi del Nord (ancora una volta con l'Olanda a fare da apripista per la Germania) non vedono di buon occhio la tolleranza mostrata, per ora a parole, verso l'Italia. Sicuramente non per questa legge di bilancio, per la quale si chiede un rispetto pieno della riduzione del deficit strutturale. Ma nemmeno in futuro, concedendo a chi ha un debito alto come il nostro più possibilità di spesa. Anche se dovesse essere indirizzata ad investimenti verdi.