Il Fmi affonda l'Ue: "Usa misure diverse a seconda dei Paesi"

Secondo l'organizzazione "favorisce gli Stati forti e affossa quelli deboli". Ora "rendere le sanzioni più accettabili"

Roma - L'Unione europea usa due pesi e due misure: favorisce gli stati forti e affossa quelli deboli. Inefficaci le misure per chi non ha i conti a posto. Invece di incentivare una politica fiscale virtuosa le istituzioni europee finiscono per affossare le economie dei Paesi che sono più in difficoltà. Non è lo sfogo di un politico sovranista, né la tesi dell'Italia nella trattativa su uno dei tanti qualche «zerovirgola», ma un documento del Fondo monetario internazionale.

Non è la prima volta che l'Fmi critica l'Unione europea perché non fa abbastanza per risollevare il Veccho continente dalla crisi e per risolvere i problemi strutturali dell'Europa. Ma colpiscono i toni del paper, scritto dal direttore del dipartimento degli Affari fiscali Vitor Gaspar e dedicato alle politiche economiche dell'area Euro. E, per quanto riguarda il nostro Paese, colpisce la coincidenza con la trattativa sulla correzione da 3,4 miliardi di euro e la relativa minaccia di una procedura di infrazione. Il Fondo guidato da Christine Lagarde chiede alle istituzioni europee di «rendere le sanzioni più accettabili sotto il profilo politico». Le sanzioni in vigore per i paesi sotto procedura «non fanno che esacerbare le difficoltà finanziarie di governi già sotto stress, limitando l'efficacia delle sanzioni e la finalità nelle fasi economiche sfavorevoli». Poi le sanzioni comportano «un costo politico che ne rende la loro applicazione molto improbabile».

La ricetta del fondo di Washington è sanzioni ridotte per deviazioni ridotte e penalizzazioni più pesanti per «scostamenti ripetute e rilevanti». La critica più pesante verso Bruxelles riguarda il modo in cui vengono prese le decisioni in Europa. Una critica nemmeno troppo velata al peso di Germania e Francia, quando il paper del Fmi sostiene che la regola del deficit al 3% viene fatta rispettare in maniera diseguale, favorendo i Paesi più grandi. Un «trattamento preferenziale garantito» ad alcuni stati membri «che hanno un maggior diritto di voto», sottolinea l'istituto di Washington. Ma ci sono anche spinte opposte, che spingono ad esempio alcuni membri dell'Ecofin a essere troppo lassista verso Paesi che sforano perché «potrebbero trovarsi loro stessi in una fase di sofferenza fiscale in futuro». E in trasparenza si vedono alcune scelte della Francia a favore dell'Italia.

Male anche il funzionamento dell'Ue per quanto riguarda la trasparenza. «Su molte questioni le decisioni vengono prese a livello intergovernativo piuttosto che sovranazionale, il che consente meno vigilanza democratica». Per le decisioni dell'Ecofin «non esistono verbali delle discussioni ma solo comunicati stampa con il contenuto dell'accordo che è stato raggiunto».

La prova di quanto le regole europee non centrino gli obiettivi è che i paesi dell'Eurozona violano le regole del Patto di Stabilità in maniera a volte «sistematica». Dal 2002 al 2015 sono stati violati «ogni singolo anno da quasi due terzi dei Paesi membri». Inutile dire che la presa di posizione del Fmi può fare comodo all'Italia, alle prese con una trattativa durissima con Bruxelles proprio sui conti. Anche se, almeno fino ad oggi, l'Ue ha sempre ignorato gli appelli del Fondo che, da anni, chiede più integrazione nelle politiche economiche dell'Europa e più attenzione alla crescita. Nel rapporto c'è un cenno anche all'Italia che «ha poco o niente spazio» di utilizzare soldi dei contribuenti. Colpa del debito pubblico troppo alto.