La follia di affidare un bimbo a un uomo malato di mente

Uccide il figlio adottivo di 5 anni soffocandolo nel sonno. Ed ora è polemica sull'efficacia delle procedure di idoneità all'adozione: l'uomo era affetto da problemi psichici. Silvia Reitano, giudice del tribunale per i Minori che aveva istruito la pratica, allibita spiega: «Le nostre indagini sono rigorosissime e lo sgomento è di tutto l'ufficio. Davvero non sappiamo che dire». Massimo Maravalle, 47 anni, davanti agli agenti della squadra Mobile ha ammesso le proprie responsabilità. «Sono stato io. È stato un raptus», ha risposto agli investigatori che gli chiedevano del figlio Maxim, trovato senza vita venerdì notte nella sua cameretta, in un appartamento d'una palazzina del centro di Pescara. Nei confronti del quarantasettenne la Procura procede per omicidio aggravato. Ma nell'inchiesta aperta dal pm Andrea Papalia sono molte le ombre da fugare. Fantasmi vestiti del dilemma che rode una città straziata dal dolore: avrebbe potuto essere sottratto al suo destino, Maxim?
Una famiglia a modo, i Maravalle: lui informatico, stimato avvocato la moglie. «Due genitori che stravedevano per il figlio», dicono i vicini. «Lo avevano adottato che aveva due anni e mezzo. Erano stati più d'una volta in Russia per le pratiche». E dalla Russia erano tornati felici, nel 2012, col loro bambino: prima l'affido, poi l'adozione. «Siamo stati col bimbo e con la mamma fino a mezzanotte per la festa di compleanno di una ragazza che abita nello stabile», testimonia l'inquilino della porta accanto: «Maxim giocava e sorrideva a tutti». Ignaro del destino che lo aspettava tra le lenzuola, quando il padre lo ha soffocato con un cuscino. L'omicida, che si era mostrato inizialmente impassibile, ha confessato. Ma il caso non può dirsi chiuso. Non ancora. Perché mentre si cercano gli elementi necessari per fugare qualsiasi dubbio si aggiungono altri esami: Maravalle era in cura da uno psichiatra e da qualche giorno, a quanto sembra, aveva sospeso l'assunzione dei medicinali prescrittigli. Ora si punta a capire quali fossero le sue reali condizioni al momento del perfezionarsi della procedura d'adozione. «Ogni aspetto verrà valutato», conferma la Procura, mentre le agenzie di stampa battono distinguo e precisazioni. «Non sussistevano elementi da cui desumere o ipotizzare presunte patologie psichiatriche degli istanti», puntualizza Cecilia Angrisano, presidente facente funzioni del Tribunale per i minori dell'Aquila, che aveva istruito la pratica d'adozione del fanciullo. «Non risultano segnalazioni né episodi che avrebbero potuto allarmare circa il comportamento dei genitori e le rispettive capacità genitoriali e di accoglienza», taglia corto il sindaco Marco Alessandrini. Come stiano davvero le cose lo diranno le indagini: già oggi in questura sarà sentito lo psichiatra che aveva in cura Maravalle. Ma la vicenda, inevitabilmente, accende i riflettori sui controlli sull'idoneità dei genitori candidati all'adozione. «Sulla carta - spiega l'avvocato Michela Scafetta, esperta del settore - gli accertamenti sono rigorosi, ma da regione a regione, da Tribunale a Tribunale, nella sostanza le cose cambiano». Tutto dipende dall'organizzazione della rete dei servizi sociali e del sistema sanitario. Ma non solo: «Le coppie - sottolinea - sono sottoposte a verifiche da assistenti sociali e psicologi. E non sempre c'è la possibilità di soffermarsi adeguatamente su patologie che avrebbero bisogno d'essere indagate da uno psichiatra, di fronte al quale diventa anche più difficile riuscire ad occultare sintomi e comportamenti indicatori di eventuali disturbi». Echi da un'inchiesta. Quella sulla morte di Maxim, bimbo di Russia che in Italia era arrivato per un futuro migliore.