Foto, giornali, libri. Il web ama la carta (che non è morta)

Amazon apre una vera libreria. E c'è chi raccomanda di stampare gli scatti per salvarli dall'oblio

Qualche giorno fa su twitter è rimbalzata una notizia vecchia di qualche mese. L'aveva pubblicata Huffington Post e poi Wired . Era una dichiarazione, più che altro. Ma una dichiarazione che era notizia: «Ci aspetta un deserto digitale. Se tenete a una foto, stampatela». Le parole erano e sono di Vint Cerf, conosciuto, per dirla male ma semplice, come uno dei padri di internet. Oggi lavora a Google con la qualifica di Chief Internet Evangelist (Capo evangelista della rete), e la pensa così: «Presi dall'entusiasmo per la digitalizzazione, convertiamo in digitale le nostre fotografie pensando che così le faremo durare più a lungo, ma in realtà potrebbe venir fuori che ci sbagliavamo. Il mio consiglio è: se ci sono foto a cui davvero tenete, createne delle copie fisiche. Stampatele».

L'aveva detto a febbraio, ma è tornata nel circuito meno di una settimana fa. Poi ieri altra notizia: Amazon apre una libreria. Una libreria fisica. Cioè un luogo, quattro mura, degli scaffali, dei libri uno accanto all'altro. Il contrario di ciò che Jeff Bezos aveva teorizzato nel 1994, quando fondò Amazon con l'idea che le librerie non avessero più ragione di esistere. Per due decenni Amazon è stato considerato il serial killer globale delle librerie. Il non luogo, il magazzino infinito, lo scaffale immaginario che ti fa arrivare a casa il libro che vuoi, ovunque tu sia. L'etereo che domina sul materiale. Poi però Jeff Bezos s'è comprato un quotidiano, il Washington Post , e alla fine ha pure aperto una libreria.

Controintuitivo, paradossale, inimmaginabile. Invece non è una marcia indietro. È una marcia avanti. Perché nella rivoluzione digitale che stiamo vivendo possono starci e ci stanno un sacco di cose analogiche. Non è un conflitto, come in troppi pensano. Siamo nell'era della complementarietà. Una confusione ordinata in cui tutto può avere il suo posto, in cui forse tutto ha già il suo posto. La carta, data per morta da decenni, non solo resiste ma esiste. Tre anni fa, IL , il mensile del Sole 24 , citò in copertina la frase di Mark Twain: «La notizia della mia morte è fortemente esagerata». Si riferiva alla carta, in particolare ai giornali. Citavano i numeri: «Ogni giorno i giornali di carta raggiungono due miliardi e 300 milioni di persone, mentre il numero delle connessioni di internet si ferma a un miliardo e 900». Oggi gli utenti del web sono saliti a tre miliardi e 200 milioni, ma cosa ben più sorprendente i lettori dei giornali di carta sono diventati due miliardi e 400 milioni. Cento milioni in più in tre anni. Se uno si fermasse all'apparenza, ai luoghi comuni, alle sensazioni penserebbe che la carta è davvero finita. I numeri dicono il contrario. E i numeri dicono la verità, almeno un pezzo di essa. Perché nessuno nega che le fotografie stampate o i giornali o le librerie siano in difficoltà, ma è vero che ancora oggi hanno il loro senso, hanno il loro posto. Abbiamo vissuto nella convinzione che ci fosse una guerra in corso: digitale contro stampato, virtuale contro reale, new contro old. La guerra non c'è. Siamo nel pieno di una rivoluzione che non è finita e quindi lascia tutto ancora indefinito. C'è una zona mista in cui c'è spazio per tutti e regala opportunità impensabili. Amazon e la sua storia raccontano proprio questo: invece di distruggere il mercato dei libri l'ha fatto rinascere. E non si parla di quelli digitali, ma di quelli di carta, oggi ancora molto più venduti degli ebook. Al tempo stesso la profezia che vedeva nel web l'assassino della lettura è stata smentita: la diffusione di internet ha aumentato il tempo che dedichiamo a leggere. Il supporto su cui ciò avviene è marginale: può essere uno smartphone, un tablet, il monitor di un computer, o la carta. Il futuro è multiforme: ognuno si prende ciò che vuole. Scatta una foto con un cellulare, mandala in giro per il mondo ai tuoi amici, poi stampatela. Perché così è tua. La rivoluzione, in fondo, è soltanto avere più libertà.