Foto, lacrime e "vaffa" scherzosi con Salvini. La vita da grande vecchio del Senatúr

Uno scatto al buio per i giornalisti. Berlusconi e Salvini: "Guarisci presto"

È da quell'11 marzo del 2004 in cui l'ictus lo colpì e l'affondò, in un lento recupero durato un anno prima del timido ritorno alla vita pubblica, da allora Umberto Bossi è diventato più buono, o almeno più facile alle lacrime. L'ultima volta gli hanno inumidito il volto, increspato da una vita stravissuta, nell'aula dei gruppi parlamentari a Montecitorio, con i deputati e senatori, tutti con la spilletta di Alberto da Giussano sul bavero della giacca. Il guerriero simbolo degli esordi che a un certo punto in molti hanno temuto che il nuovo Salvini premier volesse rottamare.

E invece no. Ecco il segretario della Lega riconoscere pubblicamente che «se non ci fosse stato lui, Umberto Bossi, stasera io e tutti voi non staremmo qui a festeggiare la vittoria in Abruzzo e gli straordinari risultati finora ottenuti». È a questo punto che l'Umbert, il capo, il Senatùr, come continuano a chiamarlo i leghisti, si è commosso fino alle lacrime. Prima c'era stato un momento dedicato alle risate. «Quanto mi mancano i tuoi vaffa...» aveva detto Salvini a colui che è stato un po' il suo padre e il suo padrone, ai tempi di Radio Padania, e poi quando il cerchio magico del leone ferito, dopo la malattia, aveva rispedito Salvini in consiglio comunale, a Milano. Tutto daccapo. Correva sempre l'anno 2004.

«A Umberto auguri di pronta guarigione» dice adesso Salvini. Non stupisce che ieri, poco prima della notizia del malore che ha colpito il leader settantasettenne, Bossi si fosse prodigato ancora una volta in consigli a Matteo, invitandolo a non strafare, a non rompere l'alleanza con Silvio e a non pensare di avere chiuso la tigre in gabbia. «Non sottovalutare Berlusconi - il consiglio - perché Forza Italia ha ancora cose da dire nelle prossime partite politiche. Berlusconi ancora in gioco? Altro che...». Insieme, una rivendicazione dei propri meriti: «Ho lasciato una macchina da guerra e per fortuna la Lega è rimasta una macchina da guerra». Un testamento politico, anche se non sembra ancora tempo.

Al momento pare che Bossi stia meglio. «Siamo sollevati per le sue condizioni di salute, fortunatamente non ha avuto quello che temevamo» ha spiegato Maroni. Era stato lui, tra i fondatori della Lega, a parlare per primo. «Coraggio vecchio leone, siamo tutti con te» aveva twittato. Messa da parte da tempo la notte delle scope che li aveva divisi, ne aveva pian piano riscoperto l'amicizia.

Tra gli auguri di pronta guarigione di Roberto Calderoli («sei un grande guerriero, vincerai») e di Paolo Grimoldi (mai mulà e tegn dur), è arrivato l'incoraggiamento caloroso del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, davanti agli spettatori di Porta a Porta: «Umberto Bossi è una brava persona, leale, siamo amici e gli voglio bene. Gli mando affettuosi auguri di pronta guarigione» le parole del Cavaliere. Le immagini dei due insieme, dalla canottiera alle barzellette alle dichiarazioni congiunte, hanno costruito un album di storia d'Italia.

Pochi giorni fa, alla Camera, Bossi ha mandato una sua foto che ora fa pensare ai giornalisti con i quali ha sempre più o meno amabilmente chiacchierato: «Dal buio comparve una luce. Buona serata. Umberto».