Le frasi

Strategia, politica e tutela dei cattolici in Cina. La mossa del Papa si muove su questi binari. Ma per chi ha sempre strumentalizzato la sua figura incasellandola nella macchietta di un idealista progressista, il rifiuto di incontrare il Dalai Lama suona come una nota stonata. Invece è la prova di un Papa accorto, prudente e capace di una visione improntata anche alla realpolitik. Perché sul piatto c'è la vita dei cattolici in Cina. Come fanno notare dal Vaticano, il pensiero del Pontefice è uno solo: tutelare chi è costretto a vivere clandestinamente, a professare la propria fede nel silenzio, perseguitato dal regime comunista. Francesco non vuole «rovinare» le relazioni diplomatiche tra Cina e Vaticano che stanno «attraversando un momento positivo», fanno sapere dai Sacri Palazzi, e non intende, con un passo falso, irritare Pechino. Né tanto meno vuole, il Pontefice argentino, che ci possano essere delle ripercussioni sui cattolici cinesi.

Il leader religioso tibetano è arrivato ieri a Roma per partecipare al Summit Mondiale dei Premi Nobel, spostato in Italia perché il Sudafrica gli ha negato il visto per non irritare Pechino.

Il Dalai Lama, premio Nobel per la Pace nel 1989, aveva chiesto da tempo di essere ricevuto dal Pontefice argentino - che non ha mai incontrato personalmente - ma in tutta risposta ha ricevuto un cordiale e secco «niet». «Questa volta non incontrerò il Papa - ha detto con un pizzico di amarezza - l'amministrazione del Vaticano dice che non è possibile perché potrebbero crearsi degli inconvenienti. Però apprezzo il Pontefice». Il Pontefice argentino «nutre sentimenti di stima» nei confronti del leader buddhista, fanno sapere dal Vaticano, «ma non ci sarà nessuna udienza con i Premi Nobel». Il Pontefice, però, invierà una lettera, a firma del Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, segnale di attenzione verso il Summit che si apre oggi a Roma. L'ultima volta che il Dalai Lama era stato ricevuto in Vaticano risale all'ottobre 2006, quando al Soglio di Pietro c'era Benedetto XVI. Dopo quell'udienza non mancarono ripercussioni e persecuzioni nei confronti dei cristiani in Cina. E da quel momento, il leader spirituale del buddhismo tibetano non sarà più ricevuto.

«Il dialogo tra la Cina e il Vaticano continua a fasi alterne - fanno sapere dai Sacri Palazzi - con Papa Francesco c'è stata un'accelerazione e ora le relazioni sembrerebbero attraversare una fase positiva». Recentemente il giornale di Hong Kong Global Times ha riferito di un passo in avanti nei rapporti sino-vaticani in tema di nomine episcopali. Il Vaticano potrebbe infatti scegliere fra due candidati proposti dall'ufficio affari religiosi, ma la Cina resterebbe irremovibile sulla funzione dell'Associazione patriottica, l'organismo di controllo delle attività della Chiesa che risponde al Partito comunista. Francesco è stato il primo Papa a cui è stata concessa la possibilità di attraversare lo spazio aereo cinese, in occasione del suo viaggio internazionale verso la Corea. In quell'occasione, nell'intervista in volo, Bergoglio aveva detto: «Sono pronto ad andare in Cina, anche domani». «Sulla questione tibetana, c'è un aspetto, quello della libertà religiosa, che è giusto che il Vaticano tenga in considerazione - dice padre Bernardo Cervellera, direttore di Asianews ed esperto di relazioni Cina-Vaticano - c'è un problema di libertà religiosa e di genocidio culturale. La Santa Sede sta aspettando che Pechino dia un segno, anche se sono molto scettico e non ho troppa fiducia che i rapporti con la Cina si ristabiliscano nei prossimi dieci anni. Il Vaticano aspetta dei segnali che però non arrivano», conclude padre Cervellera. Una accelerazione nei rapporti tra Santa Sede e Pechino era arrivata già con il Pontificato di Benedetto XVI. Ora la mano tesa di Papa Francesco attende una risposta.