Funerali di odio: «Quel carabiniere deve suicidarsi»

Alle esequie parole di rabbia e vendetta. Arriva la madre di Ciro Esposito. E incredibilmente la folla innalza a eroi i due giovani

Nella chiesa dell'Immacolata della Medaglia Miracolosa al Rione Traiano rimbombano i pianti e le urla di mamma Flora e papà Giovanni. Sono i genitori di Davide Bifolco, ucciso a 17 anni con un proiettile partito accidentalmente dalla pistola di un carabiniere (indagato per omicidio colposo).

Il ragazzo era fuggito, con il latitante Arturo Equabile e il pregiudicato Salvatore Triunfo all'alt dei militari, che giovedi della scorsa settimana stavano compiendo una operazione di polizia giudiziaria al Rione Traiano, una delle zone di Napoli peggio infestate dalla camorra.

Giovanni Bifolco è accasciato sulla bara di mogano bianco, circondata da otto palloncini azzurri, dove sono conservati i resti del figlio. Flora viene colta due volte da un malore e portata via. I tre figli – uno agli arresti domiciliari ma in permesso per i funerali– sono seduti uno accanto all'altro. Durante l'omelia, il parroco, Lorenzo Manco guardando verso l'alto dice: «Signore perché hai permesso che un sedicenne perdesse la vita?».

Neppure una parola, invece, contro quella figura ingombrante che «opprime» le famiglie oneste di Traiano: la camorra, quel mostro che da decenni ha messo le mani su tanti ragazzi come Davide, ragazzi senza futuro.

Sul sagrato più che il dolore è forte la rabbia nelle oltre duemila persone che attendono l'uscita della salma e scatenarsi in una sorta di funerale da stadio. Odio, parole di vendetta. Qualcuno augura allo sfortunato appuntato, che ha chiesto il perdono nei giorni scorsi di «suicidarsi per il rimorso».

Odio verso le «divise», ormai off limits in un quartiere dove la camorra era gia' padrona assoluta del territorio. Ma, odio anche verso il leader della Lega, Matteo Salvini e contro il nostro direttore editoriale, Vittorio Feltri, intervenuti la sera precedente al funerale di Bifolco a Matrix , con parole dure verso la camorra ma di solidarietà verso la gente onesta di Napoli.

«Salvini, qui abbiamo le palle, tu, no. Fatti vedere da queste parti e ti facciamo vedere noi» urla una donna ai microfoni di alcune tivù. Un'altra donna ancora: «Quel carabiniere deve passare un guaio fino all'ultimo giorno di vita». Unico a rompere il monologo, un anziano e coraggioso signore. Si fa spazio tra la folla e dice: «Abbiamo pianto per i ragazzi di Nassirija, dobbiamo rispettare anche l'appuntato dei carabinieri».

Sul sagrato, la corona di fiori inviata dal sindaco Luigi De Magistris, in chiesa, l'assessore Sandro Fucito e Antonella Leardi, la mamma del tifoso, Ciro Esposito, ucciso a Roma prima della finale di Coppa Italia del 3 maggio scorso, Napoli – Fiorentina. Le due vicende per certi aspetti si legano tra loro. Uno striscione esposto dagli amici di Bifolco, dice: «Il Rione Traiano ha il suo martire: Davide». Anche Ciro Esposito, tifoso non ultra», dopo la sua morte fu definito troppo frettolosamente un eroe.

Gli amici di Scampia ribattezzarono la piazza intitolata a Papa Giovanni Paolo II, con il nome dello sfortunato ragazzo ucciso da un romanista. Lo sviluppo delle indagini e la perizia eseguita dai carabinieri dei Racis hanno svelato scenari diversi. Ma, un conto è la fantasia popolare, un altro conto invece è la fretta istituzionale. Più rapido della chiesa nel proclamare i suoi santi, il sindaco Luigi De Magistris ha «proclamato» eroe Esposito, consegnando il 25 luglio scorso alla madre Antonella, la medaglia d'oro della città.

Troppa fretta signor sindaco, Napoli non ha bisogno di medaglie per migliorare la sua qualità della vita ma, di fatti concreti che, a tre anni e quattro mesi dal suo insediamento, ancora non si sono visti.

carminespadafora@gmail.com

Ucciso nella notte del 4 settembre da un carabiniere durante un inseguimento, dopo che non si era fermato all'alt

Morto negli scontri del 3 maggio scorso allo stadio Olimpico, nella finale di Coppa Italia. A sparare un tifoso romanista

Commenti

tonipier

Sab, 13/09/2014 - 16:40

" COSA SUCCEDEREBBE SE LA DIVISA NON CI FOSSE?" Ha ammonito Rudolph Von Jhering: " Pace senza lotta e godimento senza lavoro furono forse possibili nel paradiso terrestre, ma quanto alla storia non si conoscono pace e godimento se non come risultati di uno sforzo penoso e faticoso". L'ebbrezza della lotta per la vita, nella intensità che la contraddistingue, si caratterizza in modo diverso da uomo a uomo, da comunità a comunità, e soltanto gli uomini ed i popoli che si cimentano per la realizzazione di un divenire migliore, sono destinati a progredire ed eccellere nell'ambito sociale sul quale incide la loro operosità.

pinosan

Sab, 13/09/2014 - 22:39

La Scozia finalmente sarà uno stato sovrano.Cosa aspettiamo a fare un referendum,noi del nord,per staccarci dal sud.Forza padani diamoci da fare.