G7, tutti contro Trump. Dai dazi Usa all'Iran, vertice a rischio frattura

Il summit potrebbe concludersi senza firma finale. Merkel: "Verso discussioni complicate"

New York - Donald Trump contro tutti al G7 più controverso degli ultimi anni, che rischia di trasformarsi in un G6 più uno. A Charlevoix, dove oggi e domani si incontrano i leader di Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Giappone e Stati Uniti, il clima è quanto mai teso e l'America First del tycoon è sempre più isolata. In primis per le dispute commerciali dopo i dazi imposti dal presidente Usa, oltre che per le divergenze su clima e Iran. «Sappiamo che ci saranno discussioni franche e talvolta difficili al tavolo, in particolare con Trump sui dazi», avverte il premier canadese, Justin Trudeau. Mentre la cancelliera tedesca, Angela Merkel, sottolinea: «È evidente che abbiamo un serio problema sugli accordi multilaterali, ci aspettano discussioni complicate». E il presidente francese Emmanuel Macron ha voluto un incontro con i leader delle nazioni europee parte del G7 (insieme a funzionari dell'Ue), prima dell'inizio del summit, per creare una strategia comune contro la politica commerciale di Washington.

Alla vigilia del G7, tuttavia, Trump ha incontrato il premier giapponese Shinzo Abe alla Casa Bianca, ribadendo che «il legame tra i due paesi è più forte che mai» e «non è mai stato un momento migliore per investire negli Usa». Dopo la stangata del tycoon alle importazioni di acciaio e alluminio a Ue, Canada e Giappone, l'appuntamento in Quebec è tutto in salita, anche se il consigliere economico del presidente, Larry Kudlow, ribadisce che «questo è un vertice del G7». Rimane il fatto, però, che per la prima volta nella storia si rischia di non riuscire nemmeno ad adottare un comunicato finale congiunto.

Trump, secondo il Washington Post, aveva addirittura pensato di cancellare la sua presenza inviando il vice presidente Mike Pence, non solo per le tensioni con gli alleati, ma in particolare per il timore che il viaggio sia una distrazione in vista dell'incontro con il leader nordcoreano Kim Jong-un del 12 giugno a Singapore. In ogni caso i dirigenti della Casa Bianca stanno valutando se il Commander in Chief deve firmare o meno il consueto accordo finale. Kudlow, nel frattempo, ribadisce che l'amministrazione Usa vuole «un'economia americana e mondiale che possano prosperare», sottolineando che «la crescita economica sarà uno dei temi chiave del G7». A chi gli chiede delle critiche agli Stati Uniti da parte degli alleati, risponde che la disputa commerciale è una «lite in famiglia». «Non date la colpa a Trump, ma ai paesi che hanno infranto» le regole commerciali, chiosa: il presidente sta cercando di riparare un sistema, quello degli scambi, rotto da tempo, e intende proteggere le imprese americane. Il tutto mentre emerge una gaffe di The Donald durante una telefonata molto tesa con Trudeau sui dazi, lo scorso 25 maggio. «Non siete stati voi che avete bruciato la Casa Bianca?», avrebbe detto al premier canadese riferendosi alla guerra del 1812, per giustificare le tariffe in base a motivi di sicurezza nazionale. A incendiare la residenza presidenziale, però, erano state le truppe britanniche in ritorsione all'attacco americano a York, in Ontario, area che poi sarebbe diventata il Canada, ma che allora era una colonia inglese. Da Mosca, invece, il presidente Vladimir Putin afferma che i dazi Usa su acciaio e alluminio sono di fatto «sanzioni» a Europa, Canada e Messico. «I nostri partner pensavano che non sarebbero mai stati colpiti da questa politica controproducente, ma ora vediamo cosa sta accadendo - continua - i dazi sono sanzioni, anche se in introdotti altri termini». Per il leader del Cremlino gli Usa hanno esteso per anni la propria «giurisdizione oltre i propri confini» e ora stanno provando a fare lo stesso in Europa, fatto «inammissibile».

Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Ven, 08/06/2018 - 13:03

La doverosa mungitura di petroldollari agli arabi "Voglia-di-lavorar-saltami-addosso", che col cattivo esempio di Obama pretendono di corrompere i partecipanti al G7, avviene grazie, molte grazie, al Presidente Trump. Eppure i cinici Democrat sotto sotto sentono gratitudine per the Donald, come Travaglio per Berlus, perché configurano in lui la figura paterna... contestata negli anni ruggenti del '68.