Il Garante punisce i 5 Stelle: violati i dati personali in rete

L'Autorità per la privacy ipotizza sanzioni contro la piattaforma «Rousseau». E anche Travaglio li scarica

Garante versus garante. Proprio a pochi giorni di distanza dalla pubblicazione delle nuove regole, tra faide interne e minacce di ricorsi da parte degli attivisti, ecco un nuovo capitolo della battaglia tra Beppe Grillo, garante del Movimento Cinque Stelle, e la legalità, che stavolta ha le fattezze dell'Autorità garante della privacy. Nel mirino c'è il sistema operativo «Rousseau», la piattaforma che, secondo Davide Casaleggio, doveva rappresentare la «rivoluzione» della democrazia diretta. Ma nella serata di ieri è arrivata la batosta: l'Autorità della privacy ipotizza sanzioni nei confronti dell'Associazione Rousseau per violazioni sul trattamento dei dati personali, dopo gli attacchi hacker che hanno «bucato» il sistema operativo del M5s a inizio agosto.

Nel provvedimento del 21 dicembre reso pubblico ieri, l'Authority dà anche una serie di consigli ai detentori delle chiavi di «Rousseau» per migliorare la sicurezza del «rivoluzionario» sistema operativo con lo scopo di evitare episodi come quello del 3 agosto. Quando l'hacker Rogue_o aveva bucato la piattaforma, pubblicando alcune informazioni di migliaia di attivisti ed esponenti del Movimento. Erano finiti nella «piazza del web» codice fiscale, email, nome, cognome e importo della donazione all'associazione di molti degli iscritti a «Rousseau». Ma la piattaforma grillina era stata penetrata anche il 2 agosto, a scopo dimostrativo, da un altro pirata informatico. E c'erano stati problemi a fine settembre durante le votazioni per il candidato premier grillino. In quella occasione Rogue_o aveva «bucato» il sistema votando decine di volte, nonostante le smentite della Casaleggio e Associati.

Ma non c'è solo Rousseau. Il Garante della Privacy scrive: «La mancata designazione delle società Wind Tre Spa e Itnet Srl quali responsabili del trattamento dei dati personali degli utenti dei diversi siti riferibili al Movimento 5 Stelle configura l'illiceità del trattamento medesimo in ragione della comunicazione dei dati a soggetti terzi, in mancanza del consenso degli interessati». Gli «smanettoni» della Casaleggio avrebbero trasferito dei dati sensibili senza chiedere prima il consenso a ognuno degli iscritti. Uno scenario anticipato al Giornale il 9 agosto da Lorenzo Borrè, avvocato delle cause contro Grillo, che già pochi giorni dopo la violazione stava preparando un esposto degli attivisti.

E ieri è stata anche la giornata dell'attacco di Marco Travaglio alle nuove regole del M5s. Il direttore del Fatto quotidiano, giornale di riferimento dei pentastellati, ha criticato duramente l'obbligo degli eletti di votare la fiducia a un premier grillino («pessima idea») e ha definito «retoriche» le multe da 100mila euro per espulsi e «voltagabbana».