Garlasco, i legali di Stasi «Altro Dna su Chiara» E i Poggi: «Fate il nome»

Profilo genetico maschile sotto le unghie della vittima. La difesa: «Riaprite il processo»

Il caso Garlasco ci ha abituato ai colpi di scena. Ma quello arrivato ieri, a ben nove anni dall'omicidio di Chiara Poggi, li supera tutti. A processi finiti e con una condanna a 16 anni passata in giudicato, che Alberto Stasi sconta come colpevole del delitto, arriva la rivelazione: il Dna trovato sotto le unghie di Chiara non è del suo ex fidanzato ma di un'altra persona di sesso maschile. O almeno questo sostengono i legali di Stasi. Perché ieri, dopo la choccante novità anticipata al Corriere della Sera dalla madre di Alberto, Elisabetta Ligabò, le parti si sono di nuovo scontrate a colpi di conferenze stampa e tecnicismi. «Le nuove prove permetteranno di riaprire il caso e di scagionare Stasi», sostengono i difensori. «Se hanno un nome, lo facciano - ribatte la famiglia Poggi con il legale Gian Luigi Tizzoni -. Ma non c'è alcun elemento per la riapertura né novità che possa far uscire dal carcere il condannato».

Tutto gira intorno a un profilo genetico maschile trovato «sotto» e «sulle» unghie della vittima e che sarebbe stato poi confrontato con il Dna del presunto nuovo colpevole. Il cui nome gli avvocati di Stasi, Fabio Giarda e Giada Bocellari, non fanno mai. I difensori hanno presentato istanza di revisione del processo alla Procura generale di Milano. L'eventuale nuovo procedimento si svolgerebbe presso la corte d'Appello di Brescia. Hanno anche depositato una relazione genetica risultato di una indagine difensiva. Toccherebbe alla Procura di Pavia invece aprire un fascicolo sul delitto a carico di un nuovo presunto assassino. Non è neppure escluso che questo sia già successo.

«La madre di Alberto - hanno spiegato Giarda e Bocellari - tuttora convinta dell'innocenza del figlio, ha voluto rendere pubblico l'esito della nostra indagine. Abbiamo affidato a un'agenzia investigativa l'incarico di passare al setaccio tutti gli atti esistenti. A un certo punto ci siamo orientati su una pista specifica e abbiamo acquisito il Dna a di un sospettato». Gli avvocati hanno confermato che il campione è stato raccolto all'insaputa del soggetto attraverso un cucchiaino e una bottiglia d'acqua. Poi il profilo genetico è stato confrontato, in forma anonima, con quello prelevato sulle unghie di Chiara già negli accertamenti del professor Francesco De Stefano del 2014. Si tratta di un profilo del cromosoma Y, cioè di un maschio. «Il risultato - continuano i legali - è stata una perfetta compatibilità genetica tra due profili identici. Sono stati così identificati con certezza il nucleo famigliare del nostro soggetto e in particolare i suoi parenti maschi». Questa persona, che pare sia entrata in passato nelle indagini, sarebbe qualcuno che conosceva Chiara e che poteva trovarsi sul luogo dell'omicidio il 13 agosto 2007. «Ci rivolgiamo all'autorità giudiziaria - concludono gli avvocati - perché proceda il prima possibile. Due famiglie vivono una tragedia. Vogliamo arrivare alla verità, abbiamo un importante sviluppo cristallizzato da un autorevole genetista (neppure questo nome è stato fatto dai legali, ndr) e ci aspettiamo credito anche da parte della famiglia Poggi». Il Dna di cui si parla non era stato sufficiente per confermare o escludere la corrispondenza con Stasi. Combaciavano solo cinque «marcatori» sui nove richiesti. La difesa sostiene che invece per il nuovo sospettato i marcatori siano «più di nove». Respinge in toto la tesi l'avvocato Tizzoni: «Già nel 2014 era emerso che il campione di Dna prelevato dalle unghie non era utilizzabile per un confronto genetico, né con Stasi né con nessun altro. Era scarso e deteriorato, inoltre è stato oggetto di accertamenti irripetibili. Non potrà mai identificare nessuno. Si facciano pure tutti gli accertamenti, ma la sentenza di Appello ha stabilito che il reperto delle unghie non è decisivo: l'aggressione fu subitanea e Chiara non si è difesa. Comunque se mai emergesse un altro soggetto coinvolto, non basterebbe a escludere Stasi, che è stato inchiodato da ben altri pilastri probatori».