Gessica e quegli attacchi bestiali

Certi animalisti sono delle bestie. Quando la coscienza animalista sfocia nella stupidità, tocca prenderne atto. Accade che la battaglia, giusta e condivisibile, per la difesa degli animali si trasformi in una fanatica esibizione di intransigenza antispecista, la folle ideologia che pretenderebbe l'assoluta uguaglianza tra persone e bestie. Qualche giorno fa Gessica Notaro, la ragazza sfregiata dall'acido dal suo ex compagno, ha espresso su Facebook il proprio dispiacere per la chiusura dell'Acquario di Rimini, la struttura dove lei lavorava insieme ai suoi adorati leoni marini. «Buddy e Morgan erano la mia forza, il mio nuovo inizio. Ed ora perdendo loro ho perso tutto. Di nuovo», ha scritto la donna che non immaginava il putiferio web che ne sarebbe scaturito di lì a poco. Lo sfogo incurante dei diritti di foche e delfini è parso inaccettabile a numerosi teppisti da tastiera che l'hanno inondata di insulti, alcuni irripetibili, altri sguaiatamente offensivi. «Da vittima a carnefice. Senza parole». Oppure: «Il loro habitat non è un acquario. E tu dovresti sapere cosa significa essere privati della propria libertà. Animali liberi. Trovati un altro hobby».

C'è stato persino chi ha tirato in ballo la sua tragica vicenda parteggiando per l'ex fidanzato che le ha deturpato il volto. Gessica si è presentata in procura e ha denunciato gli autori delle violenze verbali per diffamazione. Un episodio che ricorda, qualora ce ne fosse bisogno, che la madre dei cretini è sempre incinta, e come insegnano le leggi fondamentali di Cipolla, gli stupidi sono più pericolosi dei furfanti, altroché. Non sappiamo se gli intrepidi difensori dei leoni marini, che nell'acquario non venivano certo maltrattati ma accuditi, nutriti e istruiti per gli spettacoli offerti ad un pubblico di famiglie e bambini, siano tutti seguaci dell'australiano Peter Singer, autore della bibbia dei vegani, dal titolo Liberazione animale, severo j'accuse contro il fronte «specista», colpevole di razzismo per il sol fatto di considerare la vita dell'essere umano superiore a quella di un topolino o di un coniglietto. Chi scrive non mangia carne da oltre dieci anni, non frequenta circhi né acquari, da sempre questi posti suscitano in me un senso angusto di claustrofobia, eppure mai mi sognerei di vietarli per legge. Pochi giorni fa ho assistito a una scena grottesca in spiaggia: un bambino piangeva e si contorceva per la puntura di una medusa e un paio di bagnanti discutevano animatamente con il padre del piccolo, reo di aver depositato l'animaletto marino sulla sabbia, condannandolo a una morte certa. «Lei è un assassino. La medusa va salvata», ripeteva la signora. Così l'esercito turboanimalista ha archiviato la stagione della guerra santa contro caccia e pellicce per affinare la propria strategia: adesso si lanciano insulti contro una ragazza che ringrazia la sperimentazione animale per averle salvato la vita (Caterina, ve la ricordate?), si procede alla liberazione dell'ippopotamo del circo Orfei che due minuti dopo finisce investito da un'automobile sulla provinciale (è accaduto davvero a Macerata), si protesta contro Pitti Uomo che a Firenze impiega a scopo artistico una voliera con centinaia di farfalle variopinte. Certe persone sono delle bestie. Con rispetto per le bestie, che non si adontino per il paragone.