Giù un muro: destra e sinistra scompaiono Gli italiani senza appartenenze politiche

Nel saggio di Renato Mannheimer il superamento delle categorie tradizionali

Un indicatore efficace del «distacco» dalla politica sta nel fatto che, oggi, la gran parte dei cittadini non ha una posizione, nemmeno approssimativa, sullo scenario politico. Non solo in termini di preferenza di partito, come si vede dalle ricerche sulle intenzioni di voto, ma anche sulla mera autocollocazione nel continuum sinistra-destra. Infatti, di fronte all'invito a definirsi in una delle categorie consuete che connotano da decenni la vita politica (sinistra, centrosinistra, centro, centrodestra, destra), la netta maggioranza (56%) degli intervistati dichiara di non essere in grado di farlo. In altre parole, più della metà degli italiani non vuole o non sa riconoscersi nelle tipologie «classiche» in cui si situa la gran parte delle forze politiche presenti nel nostro Paese, con l'eccezione del Movimento 5 Stelle. Potremmo chiamare questi cittadini «neutrali» o «estranei» al dibattito politico tradizionale: il fenomeno è l'effetto dell'evoluzione della società e della conseguente erosione delle identificazioni politiche di questi ultimi decenni. Tanto che l'identico quesito posto trent'anni fa (nell'ambito di una ricerca condotta da chi scrive con Giacomo Sani nel 1985) mostrava come la numerosità dei «neutrali» fosse allora inferiore al 25%, meno della metà di quanti se ne rilevino oggi. Una larga quota di costoro (79%) dichiara di essere tuttora completamente indecisa su chi votare (molti affermano di non averci proprio pensato) e, spesso, tentata dalla diserzione delle urne.

Il fatto che più della metà del campione intervistato non si collochi nel continuum sinistra-destra costituisce un fenomeno molto significativo. Ma cosa fanno i restanti? Come si distribuiscono tra le diverse categorie coloro che oggi vi aderiscono ancora? La maggioranza, specie sul versante della destra, si pone agli estremi, affermando cioè di «sentirsi» di «destra» più che di «centrodestra». Ma il fenomeno si rileva, sia pur in misura meno accentuata, anche sul fronte della sinistra. Ci si trova, insomma, davanti a una sorta di tendenza alla «radicalizzazione». Chi si colloca in uno dei settori del continuum tende spesso a farlo in modo deciso ed «estremo», privilegiando, nel momento in cui assume un'identità, una caratterizzazione più netta e marcata. Ciò si riflette ovviamente sull'elettorato dei diversi partiti: la gran parte (51%) degli elettori di Forza Italia e, ancora più intensamente, di quelli della Lega Nord (87%) tende oggi a descriversi direttamente di «destra». E il 30% degli elettori Pd si colloca a «sinistra» tout court. Un caso a parte è costituito, come si è detto, dal Movimento 5 Stelle. La quasi totalità (90%) dei votanti per questa forza politica si rifiuta, com'è prevedibile, di collocarsi in uno dei settori del continuum sinistra-destra, rivendicando la propria estraneità a questa categorizzazione. Il movimento di Grillo risulta così la scelta preferita dalla quota (minoritaria) di «estranei» alla categorie tradizionali che però ha, al tempo stesso, già un orientamento di voto.

Tutto ciò ha come conseguenza una sorta di dissoluzione della vecchia e tanto evocata posizione di «centro», tanto che, in generale, gli elettori che si definiscono in questo modo sono relativa mente pochi, il 5%. È la conseguenza dell'effetto combinato della «estraneità» e della «radicalizzazione». Buona parte di chi un tempo si considerava di «centro», oggi tende a rifiutare in toto la suddivisione politica tradizionale. E chi invece ancora vi aderisce tende, come si è visto, a posizionarsi in modo più netto.

Tutto ciò ci obbliga a ripensare i termini in cui si svolge la competizione per il voto degli elettori. Si dice spesso che l'obiettivo dei diversi candidati in lizza è quello di conquistare il «centro», che sarebbe determinante per la vittoria nello scontro elettorale. I dati che abbiamo illustrato mostrano come questa lettura della realtà sia, almeno in parte, imprecisa. Il mercato elettorale ha cambiato profondamente i suoi connotati. Oggi, più che di «centro» in senso stretto, i cittadini da convincere, quelli che possono consentire la vittoria, sono i «neutrali», gli «estranei» al dibattito politico. Molti votano in questo momento per il Movimento 5 Stelle, ma la maggior parte è indecisa sul da farsi. Attirare la loro attenzione e il loro consenso, strappandoli così alla possibile astensione, può significare, per chi ci riesce, l'affermazione alle urne.

Commenti
Ritratto di pensionesoavis

pensionesoavis

Ven, 24/06/2016 - 11:41

Sarebbe anche ora.Da 70 anni in questo paese di mxxxa ci stiamo facendo la guerra,logorante,assurda.Direi di trincea.Se poi il popolo fa finire la guerra meglio così ne trarremo vantaggio.Credo che gli italiani abbiano detto chiaramente che si sono rotti le balle di parole e promesse e pertanto voteranno chi fa i fatti.