Il gigante nato da una piccola idea: portare la tv nelle case di Milano 2

Paolo Stefanato

Tutto nacque grazie a un cunicolo, quasi 40 anni fa. Milano 2 era una città satellite per 3.500 famiglie, immersa nel verde e con tunnel nei quali correvano acqua, luce, gas e telefonia. Qualcuno disse: possiamo tirare un cavo in più e portare una nostra tv in ogni appartamento, e TeleMilano diventò una specie di servizio condominiale. La prima annunciatrice fu la centralinista di Edilnord, l'impresa costruttrice, che aveva un capo allora pressoché sconosciuto: Silvio Berlusconi. In quello stesso 1978 fu costituita la holding Fininvest. Erano anni in cui vari pionieri si lanciavano all'attacco del monopolio Rai. TeleMilano cominciò a trasmettere su scala regionale. Il pubblico gradì, anche perché era tutto gratis visto che i ricavi provenivano dalla pubblicità. Il primo motore di ogni impresa è l'imprenditore, e Berlusconi si gettò nell'affare con energia, investendo in programmi, film, e serie tv Usa, aumentando gli ascolti e creando Publitalia per la pubblicità.

TeleMilano diventa Canale 5, è il 1980. Ma il grande salto è un altro: poiché è vietato trasmettere in diretta sull'intero territorio italiano, Fininvest crea una rete di emittenti locali alle quali fornisce i programmi già confezionati da trasmettere agli orari prestabiliti. La legge è formalmente rispettata. È la svolta anche in chiave pubblicitaria, perché con la scala nazionale, arrivano i grandi clienti. Ma il 16 ottobre 1984 tre pretori vietano le trasmissioni; c'è una sollevazione popolare da parte di chi si sente privato di programmi ormai abituali e pochi giorni dopo un decreto del governo Craxi legittima l'«interconnessione». A Canale 5 si aggiungono Rete 4 e Italia 1. La progressione dei ricavi del gruppo è impressionante: 1.600 miliardi di lire nel 1985, 6mila nell'88, 10mila nel 1991. Il gruppo cresce oltre la tv con Sorrisi e Canzoni, Mediolanum, il Milan, la Standa, la Mondadori...

Ma anche il debito verso le banche è ingente. Nel 1993 è di 4mila miliardi. Fininvest chiede aiuto a Mediobanca, ma Enrico Cuccia non capisce il valore straordinario degli archivi dei film. Così la Fininvest decide è il 1996 - di quotare in Borsa la controllata Mediaset con le sue ricche tv. Vengono coinvolti come soci-alleati Leo Kirch, Joahn Rupert e Al Walid, che diventano i «garanti» dell'operazione. Il collocamento è un successo: Fininvest mantiene la maggioranza e il gruppo si risana (l'azione, collocata a 7mila lire nel 1996 nel 2000 tocca il massimo storico a 52mila lire; oggi Mediaset in Borsa capitalizza circa 4,2 miliardi di euro).

Berlusconi è già da paio d'anni in politica (dal 1994) e l'energia di chi prende le redini de gruppo è volta a mettere ordine in un impero cresciuto turbinosamente, a renderlo più efficiente e ad aumentarne fino alla crisi mondiale la redditività. La novità degli ultimi anni è la nascita di Mediaset Premium, la pay-tv che ora, con i suoi diritti sul calcio, passa a Vivendi.