Giochi pericolosi per M5s. Appendino minaccia: lascio

Il sì alle Olimpiadi invernali a Torino lacera i grillini La sindaca senza maggioranza è pronta a dimettersi

Cinque Stelle, cinque cerchi, due facce. Il no di Roma alle Olimpiadi del 2024 aveva provocato a Virginia Raggi una caterva di critiche, tutte provenienti dall'opposizione. Dall'altro lato, il sì di Torino alla candidatura del 2026, rischia di far implodere la maggioranza di Chiara Appendino e creare non pochi problemi nei gruppi parlamentari. Esiste anche nei palazzi romani un gruppo di «portavoce» torinesi e piemontesi, di tendenza «ortodossa», cresciuto sulle barricate del movimento No Tav, che si oppone al sogno olimpico. Fin dall'inizio, quando i grillini eleggevano i primi rappresentanti sul territorio, il Piemonte è stata la «regione laboratorio», insieme all'Emilia Romagna, per i pentastellati all'inizio della loro avventura. Prima dell'entrata in Parlamento, della conquista del Comune di Torino e dell'arrivo nelle stanze dei bottoni del governo.

Sulle Olimpiadi, nella città della Mole il solco è profondo. All'interno della maggioranza della giunta Appendino, come a Montecitorio e Palazzo Madama. Nel capoluogo piemontese, il sindaco ha minacciato le dimissioni dopo alcune giornate di passione. I consiglieri di maggioranza, oltre al merito della proposta, contestano il metodo applicato dalla giunta. Poca condivisione delle scelte, nessun dibattito.

Qualcuno parla di una triangolazione Milano-Roma-Torino sulle decisioni più importanti per la città. Dove Torino non è l'assemblea del consiglio comunale o il gruppo M5s, ma proprio la stanza del primo cittadino. A Roma un parlamentare parla di «scelta inspiegabile, in contraddizione con le battaglie del Movimento». Dal governo Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture, difende la bontà del dossier. A Radio Anch'io ha rivendicato: «Capisco che possano esserci idee differenti ma un M5s di governo non può non rilanciare la proposta di Torino che è migliore di altre come quella di Milano». Toninelli ha usato gli stessi argomenti portati da Grillo qualche mese fa: «La proposta di Torino e sostenibile e non cementifica, inoltre farà risparmiare all'Italia riutilizzando strutture delle Olimpiadi precedenti». Appendino, ieri a Roma per un incontro con Giancarlo Giorgetti, sottosegretario a Palazzo Chigi con delega allo Sport, ha presentato al governo la sua proposta. E non è disposta a cedere ai diktat di alcuni consiglieri. Anche perché il sindaco ha l'appoggio pieno di tutto il M5s «governativo» e di Grillo, il quale era intervenuto dal Blog per difendere i pentastellati dalle accuse di incoerenza e rilanciare la pretesa olimpica.

Pesa comunque il «gran rifiuto» della Raggi, un no a una candidatura, quella del 2024, con buone chances di vittoria finale. Per il Campidoglio grillino si trattava di «giochi del mattone», «una scelta irresponsabile», tuonò la Raggi, dando buca perfino a un appuntamento già concordato con il presidente del Coni Giovanni Malagò. Su Torino le opinioni sono diverse. E il M5s di governo «rischia» di essere sulla stessa linea del Pd, che ha già dato l'ok al progetto, e del tanto vituperato establishment, a partire dalla Confindustria, favorevole all'avventura a cinque cerchi. Appendino, pressata dall'ala dura, ha rinviato la resa dei conti interna alla settimana prossima e sembra archiviata l'ipotesi di un ticket unico tra Torino e Milano, altra città in corsa per il 2026, nonostante quest'ultima soluzione sia preferita dalla Lega.