Giovani in bilico: restano poveri anche col lavoro

Roma - Trovare un lavoro e impegnarsi potrebbe non bastare ai giovani per evitare le trappole delle nuove povertà. C'è un esercito di 5,7 milioni di millennials che rischiano di diventare poveri entro il 2050, secondo uno studio del Censis commissionato da Confcooperative che individua delle categorie a rischio: precari, Neet, working poor e lavoro gabbia.

Secondo il focus, gli ostacoli sono il ritardo nell'ingresso nel mondo del lavoro che caratterizza le nuove generazioni. Poi la discontinuità contributiva, che compromette le pensioni future. Un «pericoloso mix di fattori che proietta uno scenario preoccupante sul futuro previdenziale e la tenuta sociale del Paese». Anche in una situazione normale, confronto tra le pensioni dei padri e dei figli conferma la «discriminazione esistente tra generazioni»: un lavoratore dipendente con 38 anni di contributi percepirà una pensione pari all'84,3% dell'ultima retribuzione. Per un giovane che ha iniziato a lavorare nel 2012 a 29 anni, la pensione a 67 si fermerà al 69,7%.

Chi rischia veramente è però chi non lavora o chi ha lavori di bassa qualità. Nel conto dei 5,7 milioni di poveri ci sono i famosi Neet, i giovani scoraggiati che non studiano né lavorano. Sono oltre tre milioni. Ma nel calcolo c'è anche chi invece lavora. Sono 2,7 milioni di lavoratori, tra working poor, lavoratori poveri, e occupati impegnati in «lavori gabbia» confinati in attività non qualificate dalle quali, una volta entrati, è difficile uscirne. Secondo il focus Censis- Confcooperative ci sono 171.000 giovani sottoccupati, 656.000 quelli con contratto part-time involontario e 415.000 impegnati in attività non qualificate. Lavori trappola, che condannano a redditi bassi e a nessuna crescita.