Giramondo e marxista. Il web s'innamora di Giulio Regeni

Social scatenati: "Amava il teatro, era ghiotto di salmone"

Quando una parte della società si appropria di un moderno referente simbolico significa che ne ha bisogno più per tendenza che per reale necessità. Se poi il referente è scomparso in circostanze tragiche farne un novello re Artù, che ritornerà un giorno a ristabilire libertà e giustizia, diventa quasi naturale. È una consuetudine deplorevole, che aveva già travolto Vittorio Arrigoni, l'attivista e pacifista italiano ucciso a Gaza cinque anni fa. Neppure il povero Giulio Regeni è riuscito a salvarsi dalla trappola della canonizzazione. Social e parte dei media si sono cimentati in un'autentica gara di articoli dedicati alla scomparsa del giovane ricercatore utilizzando una melassa incline allo spirito di beatificazione. Stiamo assistendo a slanci di necrofilia che ricordano quelli vergati ai tempi della scomparsa di Lady Diana, laddove qualcuno arrivò a scrivere che «era leggera», e che «il suo cadavere pesava appena. Sarà ascesa direttamente al cielo».

Per ora l'hashtag carico di speranze #WhereisGiulio? si è trasformato nel più malinconico #GiulioisEverywhere. In effetti Giulio è ovunque, soprattutto sulle prime pagine di tutti i giornali che cercano di comprendere chi e perché l'abbia assassinato. Tra i parecchi punti oscuri emerge un elemento inconfutabile: Giulio era impegnato politicamente verso una sinistra non propriamente moderata. Lo si evince dall'immagine di copertina di Enrico Berlinguer sul suo profilo Facebook, dalle collaborazioni con il Manifesto, e soprattutto dallo stretto rapporto con i rappresentanti del sindacato Centre for Trade Union and Worker Services (Ctuws), Centro sindacale e di servizi al lavoratore, organizzazione indipendente dei lavoratori in Egitto. Giulio Regeni condivideva gli ideali del suo leader, Kamal Abbas, incarcerato per i disordini di piazza Tahrir nei mesi della Primavera Araba egiziana.

L'interesse per Ctuws, organizzazione che è stata estromessa dal presidente Al Sisi da qualsiasi tavolo di concertazione sindacale, era nata nel 2011 dopo l'incontro in Italia con Fathy Tamer, uno dei leader di Ctuws vicino al Partito Libertà e Giustizia, movimento «benedetto» dalla Fratellanza Musulmana che portò all'elezione di Mohamed Morsi. Tamer è sempre stato sostenitore della linea dura e dopo l'insediamento di Al Sisi aveva dichiarato al quotidiano Al Ghomouria: «Dobbiamo scioperare, a oltranza. Se i lavoratori si rifiutano di lavorare bloccano il Paese e il governo dovrà fare un passo indietro, fino a dimettersi». Frequentazioni di sicuro impegnative quelle di Giulio Regeni, viaggiatore, intellettuale e ricercatore. Chi oggi racconta, ipnotizzato dalla «necrofama», che odiava il ketchup sulla pizza e che era ghiotto di salmone cotto al forno, che leggeva Pasolini e ascoltava i Subsonica, o che recitava a teatro ed era stato una promessa del basket, si tiene alla larga dal ricordare che nei giorni precedenti alla sua scomparsa aveva preso parte a una riunione con persone legate alla Fratellanza Musulmana, dichiarata il 25 dicembre 2013 dal Consiglio dei Ministri egiziano «organizzazione terroristica». Tutto questo ovviamente non giustifica nella maniera più assoluta il barbaro assassinio, maturato forse nel suo desiderio di conoscere, condividere e sposare cause rischiose in un paese difficile come l'Egitto. Di sicuro era un ragazzo molto coraggioso e maturo nonostante la giovane età.

A 17 anni aveva lasciato il liceo Petrarca di Trieste per andare a studiare a Santa Fe, nel New Nexico. Si era poi trasferito in Inghilterra, ma aveva nel cuore il Medio Oriente. Parlava fluentemente l'arabo, era stato in Siria e più volte in Egitto. Ufficialmente era tornato al Cairo per la tesi di politica economica all'università di Cambridge, dipartimento di politica e studi internazionali. Amava il Cairo, agli antipodi della natia Fiumicello (in provincia di Udine), e ben sapeva che in arabo al-Qahira significa «la soggiogatrice», ma forse non immaginava che sarebbe stato lui stesso a dover pagare il caro prezzo della sottomissione.

Commenti

Maura S.

Sab, 06/02/2016 - 11:40

Appunto, quello che ho scritto precedentemente e che non avete pubblicato. I fratelli musulmani sono = OFF LIMITS = nel paese e la più parte degli egiziani sono d'accordo. La vittoria di Morsi era stata pilotata dai paesi limitrofi e con l'aiuto delle grandi potenze per impadronirsi dell'ultimo paese che cerca di restare laico, per questo ha bisogno di qualcuno che se ne prenda la responsabilità. Inutile intervenire nei paesi musulmani, l'Europa e il resto dei paesi ( e continenti) dovrebbero saperlo considerando i danni che hanno procurato con la loro interferenza.

joecivitanova

Sab, 06/02/2016 - 17:51

...chissà, ora forse potrà diventare il 'Padre Pio' dei 'Toscani'...!! Mi dispiace molto comunque per questo ragazzo. G.

Ritratto di bonoitalianoma

bonoitalianoma

Mar, 23/08/2016 - 10:55

Alla faccia della democrazia, alla faccia della legalità, alla faccia della giustizia ... Giulio si può considerare un nuovo tipo di martire il Maestro della Civiltà della Verità considerato il marciume morale e spirituale che affoga buona parte del Mondo attuale.