Il giudice civile condanna Ciancimino: «Calunniatore»

Luca FazzoIl processo penale per calunnia contro Massimo Ciancimino, già «icona del'antimafia» (copyright Ingroia) è fermo nelle brume del tribunale di Bologna. Ma sul figlio dell'ex sindaco di Palermo ieri piomba la condanna di un giudice di Caltanissetta che, chiamato a pronunciarsi in sede civile su alcune delle sue mirabolanti rivelazioni, scrive testualmente che Ciancimino junior è un calunniatore. E non si trattava di rivelazioni da poco: erano i verbali in cui il «pentito» rivelava il nome del braccio destro del mitologico «signor Franco», l'agente segreto che avrebbe fatto da tramite della oscura trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra. Si sarebbe trattato di Rosario Piraino, anche lui uno 007, in forza al centro Sisde di Caltanissetta. Una rivelazione che sembrava confermare i sospetti più foschi sulla compromissione degli apparati dello Stato con la mafia. Piraino veniva indicato come «il capitano», e accusato di avere cercato di azzittire Ciancimino sui suoi rapporti illeciti sia con l'Arma che con Silvio Berlusconi: «Venne da me mentre ero agli arresti domiciliari, chiese se mi ricordavo di lui con il signor Franco. Disse non ti chiederanno niente i magistrati ma qualora lo fanno non è il caso che tu prenda argomento di carabinieri o di rapporti con Berlusconi». In una seconda visita, effettuata quando Ciancimino era agli arresti a Bologna, il «capitano» sarebbe passato alle minacce: «Lei è una gran testa di c.... Se non si vuole preoccupare per la sua incolumità, è il caso che rifletta per l'incolumità di suo figlio». I pm di Palermo, Antonio Ingroia e Nino Di Matteo, partirono alla caccia del «capitano». Quando misero Cancimino davanti alla foto di Piraino, l'icona non ebbe esitazioni: «è lui».Piraino venne indagato e processato. Ma le accuse si sgretolarono, e lo 007 venne assolto. E ora arriva la sentenza che liquida come calunnie le verità di Ciancimino, e condanna l'ex supertestimone a versare cinquantamila euro di risarcimenti all'agente segreto, difeso da Salvatore Ferrara e Giovanni Gruttad'Auria. La sentenza rimarca come il riconoscimento fosse inverosimile, Ciancimino descriveva il «capitano» come «alto tra 1,70 e 1,75», mentre Piraino è un marcantonio da oltre 1,90. E comunque il 3 luglio 2009, quando avrebbe fatto visita a Bologna, non si mosse da Palermo. L'uomo «con giacca coloniale di colore bianco» di cui parlava Ciancimino non è lui: anzi, non è nessuno. Perché le telecamere sotto casa del «pentito» non hanno mai filmato neanche l'ombra.