Il giudice dice no: Marra resta in carcere E la Raggi stoppa la nomina di suo fratello

Il sindaco è sempre più nei guai: venerdì il processo civile sul contratto M5S

Anna Maria Greco

Roma Il suo ex braccio destro Raffaele Marra resta a Regina Coeli con l'accusa di corruzione: il tribunale del Riesame ha respinto l'istanza di scarcerazione. Dev'essere annullata la nomina che proprio lui ha firmato come capo del personale per promuovere il fratello, Renato, alla direzione del dipartimento Turismo del Campidoglio: è illegittima ha decretato l'Anac di Raffaele Cantone il 21 dicembre, trasmettendo le carte alla procura per un manifesto «conflitto di interessi».

E lei, la sindaca di Roma Virginia Raggi, è sempre più nei guai, in attesa di essere chiamata dai pm per una delle varie inchieste che riguardano il suo operato e minacciata da un incombente avviso di garanzia per abuso d'ufficio.

Non basta. Assillata dal bilancio bocciato dall'Oref, che dev'essere corretto entro febbraio, alle prese con un difficile rimpasto di giunta e con la necessità di coprire delicati posti vuoti nell'organigramma amministrativo lasciati dai tanti fuggiti o cacciati, la prima cittadina ormai commissariata da Beppe Grillo per i suoi troppi errori, ha anche un'altra spina nel fianco: venerdì prossimo il tribunale civile si esprimerà sul singolare contratto di fedeltà al M5S che ha firmato (come altri, ma non tutti gli amministratori, vedi la sindaca di Torino Chiara Appendino) ma ora considera nullo. Quello con la penale di 150mila euro e la prevista decadenza in caso di violazione dei principi del movimento.

È vero che Grillo si è riscoperto garantista e ha varato in quattro e quattr'otto un nuovo codice etico che non considera più l'avviso di garanzia anticamera delle dimissioni, ma tra i big e nella base il malumore sulla Raggi sale.

Le due notizie di ieri, quella su Raffaele Marra che conferma la gravità della sua posizione e preannuncia un rinvio a processo che potrebbe coinvolgere la sindaca e quella obbligata sul fratello Renato, che è almeno un'ammissione di grave errore, certo non alleggeriscono la sua posizione. In Campidoglio si avvia l'iter per annullare in autotutela la promozione da 20mila euro del dirigente della Polizia municipale, ma sono anche altre nomine a far tremare la Raggi. Per prima quella dell'ex capo della segreteria politica Salvatore Romeo, dimessosi come il terzo del «raggio magico», l'ormai ex vicesindaco Daniele Frongia.

E poi c'è la storia delle cimici in Campidoglio e delle chiacchierate sul tetto proprio con Romeo, che ha candidamente ammesso di sapere che le conversazioni venivano ascoltate e di cercare con la sindaca spazi sicuri. La procura ha smentito ogni intercettazione, Frongia ha detto che non sapeva nulla, ma ora ci si chiede se, chi e perché ha avvisato il gruppo di fare attenzione a che cosa diceva. Per finire, lo scontro tra loro sulla chat «Quattro amici al bar» di Raggi, Marra, Romeo e Frongia. Messaggi in mano ai pm sui quali Marra, con fare minaccioso, chiede di togliere gli omissis. Gli altri no, frenano, anche se Virginia sfoggia tranquillità. Grillo e Davide Casaleggio temono qualche nuovo fuoco d'artificio.