Giuliani all'attacco: "Mueller va fermato". In prigione il capo della campagna Trump

Intercettato un agente Fbi mentre diceva: «Donald non diventerà mai presidente»

New York Rudy Giuliani vuole la testa del procuratore speciale del Russiagate Robert Mueller, e Paul Manafort finisce dietro le sbarre. È la doppia svolta nell'indagine sui presunti legami tra l'entourage del presidente americano Donald Trump e uomini di Mosca. L'ex sindaco di New York e avvocato del tycoon ha chiesto la sospensione di Mueller dopo il rapporto del Dipartimento di giustizia sulla gestione dell'inchiesta sull'emailgate di Hillary Clinton da parte dell'Fbi, durante le elezioni del 2016. Il dossier di 500 pagine critica l'ex direttore del Bureau James Comey, silurato da Trump nel maggio dell'anno scorso, dicendo che «non rispettò il protocollo», anche se «non fu politicamente di parte». Nel frattempo un giudice federale ha disposto il carcere per Paul Manafort, ex manager della campagna elettorale di Trump accusato tra l'altro di riciclaggio di denaro e ostruzione della giustizia, in attesa dell'inizio di due processi a suo carico, uno in Virginia e uno a Washington. Il magistrato, Amy Berman Jackson, ha detto che Manafort ha cercato di ostacolare l'inchiesta sul Russiagate mentre era ai domiciliari, e gli ha revocato la libertà su cauzione per il timore che compia altri reati: una decisione arrivata dopo le recenti accuse all'ex capo della campagna di aver tentato di inquinare le prove contattando dei testimoni.

Trump ha definito «ingiusto» l'arresto di Manafort e attacca duramente l'Fbi per il dossier dell'ispettore generale Michael Horowitz: i suoi dirigenti «stavano complottando contro la mia elezione», tuona, e quello che fece Comey «fu criminale». «Licenziandolo ho reso un gran servizio al Paese», dice il Commander in Chief su Twitter. «Il rapporto del dipartimento di Giustizia è un disastro totale per lui, per i suoi tirapiedi e, tristemente, per l'Fbi in generale - continua -. A questo punto, Comey passerà alla storia come il peggior capo nella storia del Bureau». The Donald contesta le conclusioni del rapporto, dicendo che «il risultato è sbagliato»: «C'era un pregiudizio totale», ma l'ex capo dell'agenzia sostiene: «Niente nel rapporto mi fa pensare che abbiamo fatto la cosa sbagliata». «Non concordo con tutte le conclusioni dell'ispettore generale - sottolinea Comey - ma rispetto il lavoro del suo ufficio».

La novità che emerge dal dossier riguarda un messaggio scambiato dall'agente Peter Strzok e un avvocato del Bureau (nonché sua amante) Lisa Page. Trump «non diventerà mai presidente, vero?", scrisse Page a Strzok nell'agosto 2016: «No. Non lo diventerà. Lo fermeremo», replicò lui. Giuliani ha chiesto l'arresto di Strzok, affermando che «è ora di indagare sugli investigatori». «Credo che il vice ministro della Giustizia Rod Rosenstein e il ministro Jeff Session abbiano una possibilità di riscattarsi», spiega a Fox: «Mueller dovrebbe essere sospeso e dovrebbero essere chiamati agenti onesti e imparziali per indagare su soggetti come Strzok. Fermiamo l'inchiesta di Mueller».