Giustizia alla giapponese: colpevoli pure gli innocenti

Secondo l'"Economist" nel Paese del Sol Levante condannato il 99,8% degli imputati. Anche a causa di confessioni estorte

I did it even if I didn't, mi dichiaro colpevole anche se sono innocente. L'Economist punta i riflettori sul sistema penale giapponese, e lo scenario è da incubo. Nel 2014 l'89 per cento delle inchieste penali è sorretto dalla confessione del presunto autore del reato. In altre parole, nove volte su dieci l'indagato confessa. E nel 99,8 per cento dei casi il processo sancisce la sua colpevolezza definitiva.

Indagine, confessione, condanna: è il rito nipponico in tre atti. Tutto filerebbe liscio se non fosse che, come facilmente prevedibile, le confessioni spesso sono false: le persone indagate si autoaccusano al solo scopo di far cessare un duro interrogatorio, ottenendo magari una pena più lieve. L'Italia non è certo estranea all'abuso della carcerazione preventiva come mezzo per estorcere confessioni: Tangentopoli è un caso di scuola. E la terra del Sol Levante sembra mutuare la cattiva lezione con esiti eclatanti: nove volte su dieci l'accusato confessa. Polizia e inquirenti possono prolungare lo stato di fermo, senza aver formulato un'imputazione, fino a 23 giorni. In teoria, l'accusato avrebbe il diritto di avvalersi del silenzio. Di fatto, il silenzio è considerato come un'ammissione di colpevolezza. «Talvolta chi conduce l'interrogatorio ti spinge il tavolo contro, ti calpesta i piedi e ti urla nelle orecchie», è il resoconto del settimanale britannico. I colloqui possono durare più di otto ore. Gli indagati sono privati del sonno e costretti in posture scomode. In pochi sopportano un trattamento simile. Dietro la parvenza di ordine e pulizia le celle nascondono una ridda di vessazioni volte a fiaccare mente e corpo.

Le «regole draconiane» vietano ai detenuti di guardare negli occhi le guardie penitenziarie salvo esplicita autorizzazione. Dietro le sbarre vige il silenzio salvo brevi momenti della giornata in cui è consentito ai detenuti parlare tra loro. La lettura è ammessa di rado. «In cella puoi soltanto respirare», dichiara Toshio Oriyama che ha trascorso 22 anni in carcere per un omicidio al quale ancora oggi si dichiara estraneo. «Quando facevamo la doccia, vedevo le piaghe da decubito sulla schiena degli altri», racconta a proposito del divieto di stare in piedi in cella. Kazuo Ishikawa è trattenuto in stato di fermo per 30 giorni fin quando si decide a firmare una pseudoconfessione. Non sa leggere ma non può resistere oltre e firma, senza sapere che così ammetterà di aver assassinato un uomo e resterà in galera per i successivi 32 anni. Invece dopo 46 primavere nel braccio della morte, lo scorso anno Iwao Hakamada è rimesso in libertà. Il giudice ordina la scarcerazione dimostrando le forzature e gli abusi commessi dagli inquirenti al fine di «fabbricare» le prove contro di lui. Hakamada racconta di essere stato sottoposto a interrogatori quotidiani della durata di 11 ore per 23 giorni consecutivi, conditi da manganellate e punzecchiature per impedire il sonno. È uno scenario da incubo che però non sembra toccare la sensibilità della classe politica e dell'opinione pubblica giapponese. Le sentenze dei giudici sono la «voce del paradiso», e se nove volte su dieci l'indagato confessa è un successo della giustizia made in Japan.

Commenti
Ritratto di Uchianghier

Uchianghier

Sab, 05/12/2015 - 09:57

Come in Italia?

blackbird

Sab, 05/12/2015 - 10:04

In Italia è quasi uguale. Senza scomodare le carcerazioni di Mani Pulite (si fa per dire: pulite), basta vedere gli sconti di pena offerti a chi confessa e le pene draconiane chieste a chi si dichiara innocente! I due borsisti romani accusati di aver ucciso accidentalmente una studentessa, se si fossero dichiarati colpevoli avrebbero fatto un paio di anni di carcere, invece sono ancora alla gogna mediatico/popolare. Analogamente per la mamma di Cogne o quella siciliana. "Avevo perso la testa, non sapevo quello che facevo", qualche mese in ospedale psichiatrico giudiziario, il pentimento e la confessione, e poi a casa, agli arresti domiciliari o in semilibertà. Non è forse tortura questa?

paco51

Sab, 05/12/2015 - 10:14

mani pulite?

Cheyenne

Sab, 05/12/2015 - 10:45

MA CHE CI MERAVIGLIAMO I CRIMINALI DI MANI PULITE AGIVANO COSI'

rossini

Sab, 05/12/2015 - 11:06

Da noi non è tanto diverso. Celle di 8 mq con letti a castello a tre piani. Una cuccagna!

Ritratto di Andrea B.

Andrea B.

Sab, 05/12/2015 - 11:50

Documentarsi su torture e supplizi che i giapponesi commettevano sui prigionieri di guerra sarebbe molto illuminante ...per cui questo articolo non mi stupisce. Il lassismo non va bene, ma nemmeno l'arbitrio totale sull'individuo.

Ritratto di Zizzigo

Zizzigo

Sab, 05/12/2015 - 13:12

In questo mondo, si fa prima a dire cosa funziona bene: niente! Ovviamente è l'umanità, che ha seri problemi.

Tuthankamon

Sab, 05/12/2015 - 13:42

Incredibile, etnie e sistemi così lontani e diversi, ma così simili nei risultati: Italia, Giappone, India!!!

Ritratto di salvo38

salvo38

Sab, 05/12/2015 - 14:53

QUESTO è TROPPO qui non li condannano neanche i colpevoi reo confessi,, e nel peggiore caso arresti domiciliari

vianprimerano

Sab, 05/12/2015 - 16:30

Che delusione vedere una tale ingiustizia anche in Giappone! Del Giappone ammiro l'Aikido, che insegna alle persone la non violenza, poiche' rispondere alla violenza con dell'altra portera' ancora una maggiore negativita'. Personalmente penso che i membri delle cosiddette forze dell'ordine col loro negativo pensiero causativo non fan altro che alimentare, come una benzina, le menti di coloro che noi chiamiamo criminali. Son fermamente convinto che se licenziassimo tutti i poliziotti, carabinieri e soldati, nel giro di breve tempo la criminalita' scomparirebbe completamente. Le leggi che in teoria avvrebbero dovuto tutelarci dai sopprusi commessi dal piu' forte, alla fine si sono rivelate solo strumenti in mano ai piu' grandi criminali del pianeta, quelli che alcuni chiamano gli illuminati, ovvero quelle 300 famiglie piu' ricche del mondo che governano egoisticamente il nostro pianeta attraverso un governo ombra mondiale e che sono anche i mandanti di tutti gli atti terroristici.

Ritratto di Zagovian

Zagovian

Sab, 05/12/2015 - 17:24

@Zizzigo:certo,se dopo qualche millennio di "civiltà",ci troviamo a questo punto,significa che tutto il SISTEMA processuale,penale,è OBSOLETO,per il semplice fatto che non ha mai funzionato a dovere.Va REINVENTATO di sana pianta!!!....

Ritratto di BrightMan

BrightMan

Mar, 15/12/2015 - 18:20

"I did it even if I didn't, mi dichiaro colpevole anche se sono innocente..." Ma l'articolo è sull'Italia vero? "Io in quella stanza non c’ero, però non mi conviene dire che non c’ero (...) Non sono mai entrata in quell'aula... Io nun ce stavo là dentro, te lo giuro sulla testa dei miei figli" "È meglio farcelo fare agli altri il reato!" ".Non li vidi sparare, non c'ero... ma mi stanno convincendo che c'ero. Bisogna fare come dicono loro." (interrogatorio del caso Marta Russo)

Ritratto di BrightMan

BrightMan

Mar, 15/12/2015 - 18:26

@blackbird Se Scattone e Ferraro avessero accettato l'offerta dei pm di dichiararsi colpevoli di un "incidente", avrebbero fatto 1 mese di carcere al massimo e oggi Scattone sarebbe libero di lavorare, invece di farsi qualche anno di prigione (il massimo a cui hanno potuto condannarli visto che non c'erano prove tranne la confessione estorta alla collega impiegata), 1 milione di euro ed essere marchiati a vita, nonostante il reato sia lo stesso di Beppe Grillo. Furono tenuti in galera dal giudice di Forum (Italo Ormanni) per più di un anno, senza processo, solo per tentare di farli confessare una cosa non vera.