"Giustizialismo sconfitto col voto su di me"

Il giornalista: "La Severino è servita ad eliminare Berlusconi, ma lui resta centrale"

Signor Presidente, colleghi Senatori,

la discussione e il voto sulla mia decadenza sono state, a parer mio, una bella pagina, che ha dato prestigio a questa istituzione. ll Senato è tornato ad avere un approccio corretto sulle tematiche della giustizia. È tornato ad assumere il compito che gli compete e che la Costituzione gli affida... Ringrazio tutti i colleghi che siedono accanto a me... Ma un ringraziamento particolare va, soprattutto, a chi siede sui banchi opposti di questo emiciclo. Innanzitutto al Pd che, nella scelta di dare al proprio gruppo la libertà di coscienza ha fatto un passo avanti importante sulla strada del garantismo. Specie quei 19 senatori che, a voto palese hanno riaffermato il diritto del Senato di entrare nel merito della vicenda giudiziaria di un suo membro. È stata una prova di coraggio di non poco conto, specie nell'Italia di oggi...

La principale accusa che è stata mossa contro quella decisione del Senato è che non tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, che la Casta ha il brutto vizio di autoassolversi...Io da comune cittadino sono stato assolto... Entrato in politica, sono stato condannato, con una pena superiore a quella chiesta in due gradi di giudizio dalla pubblica accusa: calibrata proprio per cacciarmi dalla politica. Sono dati di fatto. Come un dato di fatto è che questi rischi, di una sovraesposizione della politica, sono stati valutati anche dai nostri padri Costituenti... Oggi la questione è ancor più all'ordine del giorno. Per responsabilità di molti. Per colpa della politica, che in passato, da una parte ha abusato dei suoi poteri; e, dall'altra, non ha avuto il coraggio di difendere le proprie prerogative. Per colpa della magistratura che, nel tempo, in alcuni suoi settori, ha avuto un processo di politicizzazione che è davanti agli occhi di tutti: quel che è successo a me, ad esempio, cioè di essere giudicato da un giudice che per venti anni è stato in Parlamento nel campo avverso, può accadere solo da noi... E, infine, per colpa della cosiddetta Piazza Mediatica. Esattamente 40 anni fa, nell'iconografia istituzionale, c'è l'immagine di Aldo Moro che ebbe il coraggio di dire a nome di chi era nelle istituzioni in quel tempo: «Non ci faremo processare sulle piazze». E quelle erano piazze fatte di uomini in carne e ossa: un anno dopo ci fu il suo barbaro assassinio. Oggi, a questa classe politica, manca il coraggio di un Aldo Moro, che la difenda da una piazza mediatica virtuale, che viaggia in anonimo sul web, che condiziona governi e istituzioni, celando sai quali interessi. I rischi di questa degenerazione sono davanti agli occhi di tutti. Tutti i giorni. Il sistema è alla mercè di strumentalizzazioni, di vicende che allungano ombre e sospetti sulle nostre istituzioni. A cominciare da quell'interpretazione della Severino, che è servita ad eliminare dalla scena politica un leader come Silvio Berlusconi. E, la constatazione, innegabile, che il personaggio Berlusconi resti centrale nel paese, è la prova più lampante che il destino politico delle persone, non lo decidono gli strumenti dei legulei o le piazze mediatiche, ma il popolo. Semmai c'è il rischio che il sistema senza un presa di coscienza, senza un ravvedimento, collassi da solo...

Ma vi rendete conto cos'è successo la scorsa settimana? Un Paese come il nostro, che per venti anni è vissuto avendo come totem le intercettazioni, scopre che possono essere artefatte. Tranquillamente. Qui in quest'aula non se ne è parlato. Ed è grave. Perché la questione non riguarda l'inchiesta Consip... Riguarda, semmai, la constatazione che basta una modifica fatta su un brogliaccio per mettere a repentaglio un governo, per mandare in tilt il nostro sistema. E può succedere a chiunque. Oggi è accaduto a Renzi, come in un passato recente, veicolata sullo stesso giornale, è apparsa un'intercettazione che metteva in imbarazzo il premier di allora, Berlusconi, nei confronti della Merkel: quella conversazione che è finita sui media di tutto il mondo, non è stata mai rinvenuta in nessun verbale, in nessun brogliaccio... Su questo dovrebbe interrogarsi una classe politica degna di questo nome. Come pure sul rischio che incombe su qualunque decisione presa in un'amministrazione pubblica, di trasformarsi, per un nonnulla, in un abuso d'ufficio. Per non parlare dei candidati a sindaco decisi da un tribunale...

E veniamo alla vicenda della mia lettera di dimissioni... Il mio è un gesto coerente... Il primo passo per difendere la dignità delle istituzioni, per chi è presente in quest'aula, è essere consapevole del proprio ruolo... Chi siede su questi scranni è legittimato dalla volontà popolare... E non lo deve dimenticare... Deve assolvere ai tanti doveri che ha verso chi lo ha eletto, ma anche difendere le prerogative delle istituzioni che rappresenta. E deve farlo con coraggio. Perché la politica è innanzitutto una missione... Per questo, forse, l'esortazione che bisognerebbe scrivere sulla parete di quest'aula, la frase che dovrebbero tenere bene a mente, laici e cattolici, è quella di un Papa che con la sua azione ha cambiato la storia del secolo scorso: «Non abbiate paura!». Già, lo dico a tutti: non abbiate paura, perché il peggior peccato per chi vive nelle istituzioni, è la viltà.

Commenti

demetrio_tirinnante

Ven, 21/04/2017 - 08:50

Francamente, della vicenda "minzolini" ne abbiamo piene le tasche: ogni limite ha una pazienza! Parliamoci chiaro: nel caso in discorso, il fatto sussiste, le sentenze non si commentano comunque e il senato della Repubblica male ha fatto a riunirsi per discutere allegramente a margine di un'ovvia decadenza che non poteva che intervenire. Infine, non mi piace la citazione di San Giovanni Paolo II, che - posta a conclusione di questa inopportuna missiva - mi suona a dir poco blasfema.

giovanni PERINCIOLO

Ven, 21/04/2017 - 09:29

"Il primo passo per difendere la dignità delle istituzioni, per chi è presente in quest'aula".... Parole sprecate fintanto che in quell'aula siederanno dei membri come Zanda e i cinque stelle che chiedono la soppressione del voto segreto per impedire i voti di coscienza e che il suo presidente, quantomeno nel caso di Berlusconi, autorizzo' perché cosi decise la Giunta giustizialista.

giovanni PERINCIOLO

Ven, 21/04/2017 - 10:58

demetrio_tirinnante. Se un ex magistrato comunista come Casson ha votato contro apertamente e giustificato il suo voto definendo in pratica ingiustificata la sentenza ci sarà pure un motivo. Onore a Casson che non ha ubbidito al richiamo al "bene del partito" ma alla sua coscienza!

giovanni PERINCIOLO

Ven, 21/04/2017 - 13:33

demetrio_tirinnante. Mi correggo non si é trattato di Casson ma di Manconi e comunque va che la Corte dei Conti dette ragione a Minzolini e il Tribunale del lavoro aveva ingiunto alla Rai di restituire a Minzolini i soldi che lui aveva restituito. Evidentemente tutto cio' non bastava al giudice, quello stesso giudice che, dopo aver passato venti anni in parlamento nelle file comuniste, ha deciso di condannarlo comunque!