Giusto frenare: è educazione

Il fumo no, grazie. Chi scrive negli ultimi mesi ha «endorsato» (brutta ma efficace parola) tutte le innovazioni immaginate o realizzate nel magnifico mondo della gioventù contemporanea: ben venga quindi il cellulare in classe purché l'utilizzo sia intelligentemente regolamentato e la lezione non diventi un gruppo whatsapp. Sì con juicio anche al messenger per «under 12», perché è inutile e anche un po' ipocrita pensare di tenere i nostri figli al riparo dal sol dell'avvenire per paura che si scottino. Il mondo avanza e noi gli arranchiamo dietro con il nostro bagaglio di dubbi, di scrupoli, di incertezze.

Ma il fumo a scuola, ecco: no. Ci sono limiti che non vanno avvicinati perché la nemesi sarebbe terribile, colonne d'Ercole che non vanno varcate perché si naufraga. Nelle scuole il fumo non deve entrare se non sotto forma di sotterfugio, di contravvenzione alle regole passibile di sanzione, di ribellione.

Sdoganare l'accensione della «siga» in una riserva indiana - come sarebbe il cortile proposto in un liceo milanese - è inaccettabile. E a poco valgono le accuse di ipocrisia allo Stato che da un lato finge di scoraggiare il fumo e dall'altro ci guadagna con profumate (insomma) accise. Vendere tabacco ai minorenni è illegale. Quindi perché consentire loro di sfumacchiare accanto alla stressata prof di Matematica?

I vizi sono privati e le virtù pubbliche. Perché la forma, a volte è sostanza. Certo, il proibizionismo ha i suoi lati B. Favorisce la clandestinità, intasa e affumica i bagni, rende un gesto banale quasi eversivo colorandolo di un fascino quasi letterario. I giovani - dicono i fautori del vizio regolamentato per decreto - rischiano di mitizzare un gesto squallido e insalubre, intravedendovi un risvolto punk al cui fascino un quindicenne medio potrebbe non resistere.

Ma: davvero crediamo che i nostri figli siano così grossolanamente condizionabili? Come? Dite di sì? E allora non è il caso di recapitare loro un messaggio forte e chiaro? Il fumo è brutto, sporco e cattivo. E la principale istituzione pubblica che i nostri rampolli si trovano a frequentare non può far finta di niente voltando le spalle a un angolo di cortile tossico come l'Ilva di Taranto. Ci sono responsabilità pubbliche a cui la scuola non può sottrarsi. Siamo tutti d'accordo su questa regola? L'accendiamo?