Golia fedele per sempre morto di crepacuore subito dopo il suo Mario

Il barboncino di Cervi deceduto 4 giorni dopo il padrone: non lo ha più visto e per la tristezza se ne è andato con lui

Recentemente e della sua carriera nell'Olimpo della stampa e della cultura hanno scritto e scriveranno altri, molto più titolati di me. Io desidero ricordarlo per l'enorme affetto che riservava ai suoi cani e la grande sensibilità nei confronti degli animali. Me ne offre lo spunto un'altra scomparsa che mi è stata comunicata ieri dalla figlia Margherita, quella di Golia, il barboncino color albicocca che, per 17 anni, ha vissuto praticamente tra le braccia di Cervi, quasi temessero di perdersi l'un l'altro. Quando Margherita ieri mi ha detto «Sai, Oscar se n'è andato anche Golia, dopo quattro giorni dalla morte di papà e, come lui, per uno scompenso cardiaco» mi è sfuggita una frase fatta, quel «non ci posso credere» che usiamo spesso per mostrare stupore ma non scetticismo. Sì, certo anche Golia aveva i suoi begli anni. Sì certo, Golia era in cura da anni per problemi cardiaci, ma era ancora un cane sereno, con voglia di vivere la sua vita dignitosa da «vecchietto». Questo almeno fino alla scomparsa del suo Mario. In pochi giorni si è intristito, lo sguardo perso di chi non trova più quelle braccia ossute, quelle carezze che solo gli anziani danno, così delicate e generose. E, dopo soli quattro giorni, se n'è andato anche lui, in poche ore, mentre i familiari assistevano a un dèja vu non immaginario. La fleboclisi, l'ossigeno, il tentativo inutile di rianimazione e la morte di chi ha deciso che è venuto a mancare un affetto troppo importante per scodinzolare ancora, per alzare le orecchie e non sentirne più la voce, per allungare il naso e non sentirne più il profumo. Fanno così anche i nostri animali, come era usanza dei vecchi capi indiani. «Oggi è un bel giorno per morire». E non tentate di rianimarli, cari colleghi ve ne prego, anche se avete giurato di farlo. Quando è il momento (e se non lo capite studiare non vi è servito a niente) fate come me, lasciate che cedano finalmente alla loro stanchezza.«Non ci posso credere». Frase fatta, sfuggita stupidamente prima di pensarci. E invece ci credo, cara Margherita, come credo a quanto mi hai raccontato della mamma scomparsa otto ani fa. Ormai incosciente e incapace di riconoscere i propri cari per la maggior parte del tempo, un giorno, complici dei generosi infermieri, vi siete messi sotto la giacca proprio Golia e Gilda e li avete portati in casa di cura, posandoli accanto al suo letto. È stato l'unico momento in cui Dina ha aperto gli occhi e ha sorriso allungando la mano, a toccare quei soffici ricci di pelo. Poi si è richiusa per sempre serena nel suo oblio.Se apro il cassetto dei ricordi ne escono le schede di quelli che se ne sono andati pochi giorni dopo la scomparsa del loro più grande affetto. La Lilly e la signora Sofia, il signor Davide e il suo Rocky, la signora Elide e la sua adorata siamese Lulù. Solo le prime, delle cento, uscite dal cassetto. Ci credo, Margherita, io ci credo.

Commenti

Holmert

Lun, 23/11/2015 - 12:18

Oscar Grazioli, mi sembra sia veterinario,ci racconta sempre storie belle e commoventi che attengono agli animali, specie ai cani. Il cane è riduttivo chiamarlo animale ,io penso che abbia qualcosa più dell'umano. E' legato al suo padrone in senso evangelico.Gli dona tutto il suo affetto,quando lo vede tornare a casa dopo il lavoro, gli si getta addosso, scodinzola e salta in continuazione,quasi a morire di gioia ed a mostrargli tutto il suo grande affetto. Nessuno sarebbe capace di fare una cosa simile,nemmeno recitando. Quelle manifestazioni sono sincere e veritiere. Sono tante le storie di cani da raccontare. Io ricordo sempre di un signore alquanto malconcio,che veniva a ricoverarsi in ospedale. il suo cane, un meticcio simile ad un labrador,lo seguiva, si sdraiava sullo zerbino della portineria e lì lo aspettava per giorni sino alle sue dimissioni. E quando lo rivedeva, non vi dico cosa faceva in manifestazioni di affetto.

APG

Lun, 23/11/2015 - 12:20

Articolo bello, ma straziante allo stesso tempo. Anch'io ho un cagnolino, è la mia ombra, ho pianto, ho pensato a mio figlio che ci vede da lassù!

Ritratto di Giano

Giano

Lun, 23/11/2015 - 20:02

Non capisco cosa ci sia di offensivo, volgare o scurrile, in un commento che ho inviato stamattina e di nuovo nel pomeriggio. Non state esagerando? Lo rimando per la terza volta, poi basta.

Ritratto di Giano

Giano

Lun, 23/11/2015 - 20:04

(3° invio)Stiamo al punto da schifare tanto la follia e la stupidità umana che per trovare qualche briciolo di "umanità" bisogna parlare degli animali: le uniche storie ancora degne di essere ascoltate. E' sempre valida una celebre massima che attribuiscono a Totò, ma è dello scrittore, drammaturgo, poeta austriaco Heinrich Heine (1797-1856): "Più conosco gli uomini, più amo i cani". Un buon metodo per cercare di capire gli uomini è osservare come trattano gli animali. Mai fidarsi di chi non li apprezza o li maltratta. Ma bisogna stare attenti, perché non sempre avere un cane, significa amarli ed avere buoni sentimenti. Alcuni li addestrano, specie le razze da guardia e difesa, ad essere cattivi ed aggressivi e li usano come armi improprie. In quel caso non è chiaro chi sia la bestia. Spesso è quello che ha sembianze umane.