Governo-Confindustria, lite sui conti

L'associazione vede nero: «Manovrina nel 2018». Ma Tria: «Lo escludo»

Roma. Confindustria invia un avvertimento al governo: le misure contenute nel decreto dignità non piacciono a Viale dell'Astronomia e così gli imprenditori disegnano un quadro macroeconomico a tinte fosche per il nostro Paese. Il Centro studi di Confindustria (Csc) nell'ultima edizione dello Scenario economico ha rivisto al ribasso le stime del Pil 2018-2019 rispetto allo scorso dicembre 2017. Il prodotto interno lordo dovrebbe attestarsi all'1,3% quest'anno (+1,5% la precedente previsione) e all'1,1% (+1,2%) il prossimo. «È plausibile la richiesta di una manovra correttiva in corso d'anno», spiega il Csc in quanto gli spazi concessi dalle regole europee sembrano molto limitati, mentre resta in dubbio il rispetto del Patto di Stabilità visti i numeri presentati nel Def.

Secondo gli economisti di Viale dell'astronomia da poco guidati da Andrea Montanino, il percorso di risanamento è stato debole, a differenza della gran parte dei Paesi europei: a fronte di circa 30 miliardi di flessibilità ottenuti dall'Europa (quasi 30 miliardi) le clausole di salvaguardia sono state disinnescate per tre quarti in deficit e il debito pubblico non è calato. Sarà pertanto molto difficile che si possa procedere contestualmente alla sterilizzazione dei 12,4 miliardi di clausole di salvaguardia sull'Iva nella prossima manovra e allo stesso tempo attuare alcune misure espansive contenute nel contratto di governo rispettando i vincoli di bilancio. Anzi, il Csc ha aperto all'incremento delle aliquote Iva. «Aumentare l'Iva e basta avrebbe effetti recessivi importanti», ha sottolineato Montanino aggiungendo che un incremento dell'imposta «per finanziare investimenti pubblici addizionali potrebbe invece avere effetti positivi». In quest'ottica, servirebbe una manovra-bis di 9 miliardi (0,5 punti di Pil) e una manovra correttiva di 11 miliardi nel 2019. A questi rilievi fonti del ministero dell'Economia hanno immediatamente replicato che lo 0,3% di extradeficit rilevato da Bruxelles faceva riferimento a un ciclo macroeconomico ben differente da quello che si sta profilando a causa del rallentamento del commercio globale. Alla fine il Tesoro cercherà di spostare questi interventi sul 2019 quando è attesa una correzione ulteriore dello 0,6 per cento.

Le trattative con la Commissione Ue non si preannunciano facili. Ecco perché Confindustria ha buon gioco nel rimarcare come «l'Italia rappresenti un rischio per l'intera area euro». In particolare, è stato rimarcato come l'aumento dello spread di 100 punti base rispetto alla media dei primi quattro mesi dell'anno abbia «conseguenze dirette sul credito e possano danneggiare le imprese». Non è un caso che il presidente Vincenzo Boccia abbia rivolto un monito al ministro del Lavoro e dello Sviluppo, Luigi Di Maio. Aumentare il costo dei contratti a termine «è un errore perché l'occupazione non si genera irrigidendo le regole: sono solo elementi formali che non porteranno alcuna positività, compresa anche l'idea sulle causali», ha chiosato invocando più disponibilità all'ascolto. Ora, ha proseguito, «bisogna entrare in una dimensione di intervento organico di politica economica, non si può parlare solo di migranti e di pensioni». E occorre prestare attenzione alla compatibilità tra le misure del contratto di governo e i conti pubblici. Il rischio non è solo «di depressione, non solo di regressione, ma di inizio del declino», ha concluso il presidente di Confindustria.

Commenti

rise

Gio, 28/06/2018 - 09:03

Confindustria ragiona sempre con le idee vecchie che stanno escludendo le aziende italiane dal mercato internazionale. Invocare il baratro senza fondo degli investimenti pubblici per fare cosa non si capisce! Si mantiene in stato di coma vegetale delle aziende che vivono solo di contratti pubblici a fronte di una desertificazione del manifatturiero di esportazione e di produzione di beni di consumo interni. Interessa solo depredare i conti correnti dei piccoli risparmiatori senza una reale crescita. Ha fatto bene di Maio a porre dei forti limiti alla delocalizzazione, alle regole sugli orari di lavoro. Per investire sulle risorse umane occorre salute fisica, mentale e azione premiante nei confronti dei veri elementi di eccellenza, di finanzieri ne abbiamo piene le scatole!