Il governo sforbicia la sanità No dalle Regioni del Nord

Il ministro Lorenzin annuncia l'accordo ma i governatori del centrodestra respingono i tagli da oltre 2,3 miliardi. Zaia: l'esecutivo premia gli spreconi

No ai tagli alla sanità. Lombardia, Liguria e Veneto si ribellano all'intesa governo-Regioni sul servizio sanitario nazionale. «Con il nostro irremovibile no siamo stati coerenti, a fronte di dissennate politiche della Salute con tagli lineari che penalizzano i virtuosi e premiano gli spreconi, con riduzioni delle prestazioni che ci avvicinano alla Grecia e al Portogallo», attacca il governatore del Veneto, Luca Zaia. «Sappia il governo - prosegue - che non ci faremo intimidire, e che non si provi ad attaccare il Nord che reagirà con forza». Si moltiplicano così i fronti di guerra tra governo e regioni settentrionali: dopo le polemiche sull'accoglienza degli immigrati ora tocca alla sanità pubblica. E dunque mentre il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, annuncia trionfante un accordo atteso da anni, le tre regioni si sfilano dall'intesa e rifiutano di accettare i 2,353 miliardi di euro di tagli previsti dalla manovra sanità.

Ma il ministro, invece, si dice «soddisfatta dell'intesa» che, a suo dire, non comporterebbe una riduzione della qualità dei servizi sanitari per i cittadini, come previsti dal Patto della salute. Non la pensa così il segretario nazionale degli specialisti ambulatoriali (Sumai), Roberto Lala. «I tagli - spiega - smentiscono de facto quanto sottoscritto nel Patto per la Salute appena un anno fa. Altro che risparmi da reinvestire in Sanità, in questa manovra ci sono solo tagli lineari e riduzione degli investimenti. Siamo al limite della sostenibilità». Sono proprio i tagli lineari a essere messi sotto accusa perché colpiscono indiscriminatamente tutte le Regioni, senza distinguere tra amministrazioni virtuose e quelle che continuano a far crescere il debito sanitario.

I tagli rischiano di intaccare anche le prestazioni che vanno garantite nei livelli essenziali di assistenza. Nel mirino dei risparmi beni e servizi. Da questo settore si decurtano 788 milioni di euro, altri 550 milioni vengono sottratti al capitolo dispositivi medici. Ma si risparmiano anche 106 milioni di euro sulla specialistica e 89 sulla riabilitazione. La scure cala anche sui ricoveri nelle case di cura private con meno di 40 letti, che «perdono» 12 milioni. Al via anche una spending review sulle figure apicali: 68 milioni i tagli sui primariati. Consistenti anche i tagli sulla farmaceutica (308 milioni) e sugli investimenti in corso, ridimensionati per 300 milioni di euro.

Ogni regione, in realtà, può spostare i tagli da un capitolo di spesa all'altro, purché rispetti il risparmio complessivo atteso dall'accordo. Il ministro Lorenzin ha poi specificato che restano aperti una serie di tavoli, sia per un aggiornamento continuo del Patto - anche in seguito al monitoraggio degli effetti della sua applicazione - sia per elaborare una proposta di revisione delle norme sulla spesa farmaceutica, «incluse quelle relative al meccanismo pay back». Più conciliante la posizione del presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino, che però si augura che, per il 2016, sia confermato dall'esecutivo l'aumento dei fondi da 109 a 113 miliardi di euro. «Bisogna ricordare che quest'anno ci sono stati 2 miliardi di “non aumento”, e quasi 70 milioni di tagli veri sui farmaci innovativi», puntualizza il governatore piemontese.