Grecia vicina al caos a gennaio si rivota Ora l'Europa trema

Terza fumata nera per l'elezione del capo dello Stato, Parlamento sciolto. Nei sondaggi in testa la sinistra estrema guidata da Tsipras

«Il destino dei greci è nelle loro mani». Fa specie che sia stato proprio il vicepremier socialista Elefteros Venizelos, già ministro dell'Economia nel pieno della crisi detonata nel 2011, a certificare questa evidenza. Lui che, al pari del governo in carica prima e durante il memorandum della troika, non si era accorto di come quella cura da cavallo imposta da altri stesse uccidendo definitivamente il malato ellenico, anziché sanarlo. Ma prima che i cittadini, per una volta da quattro anni a questa parte, è stata la sovranità democratica parlamentare a decidere. La Camera non raggiunge i 180 voti necessari ad eleggere presidente della Repubblica l'ex commissario europeo Stavros Dimas e, così come stabilisce la Costituzione, il parlamento viene sciolto e si va a elezioni anticipate. Il prossimo 25 gennaio saranno per fortuna di nuovo i greci (e non Berlino o Bruxelles) a decidere della loro sorte: se confermare la coalizione Nea Dimokratia-Pasok «di larghe intese con la troika», e quindi le misure draconiane che hanno mandato sul lastrico imprenditori e famiglie, o se cambiare passo e scegliere un'alternativa.

«Oggi le cose sono molto diverse - ha osservato il premier Samaras dopo il voto - e l'irresponsabilità verrà punita ora, non dopo anni o settimane». E ha assicurato che la Grecia è molto vicina a salvarsi per sempre o ritornare in un'avventura senza precedenti. «Se la gente sceglierà correttamente, il populismo sarà sconfitto per sempre». Secondo il premier, che ieri ha telefonato personalmente al Console greco in Puglia Stelio Campanale per sincerarsi delle condizioni dei naufragi ellenici della Norman Atlantic ricoverati a Galatina, il mondo si fida di questo governo più che dell'opposizione.

Di parere opposto lo sfidante Alexis Tsipras, forte di tutti i sondaggi che lo danno in vantaggio di almeno quattro punti percentuali rispetto al partito di Nea Dimokratia, convinto che la Grecia oggi «sia vicina ad una nuova vita». Per ora si registrano le sue promesse di ridefinire il memorandum con i creditori internazionali ma senza uscire dalla moneta unica. Chiede una conferenza per rinegoziare il debito di tutti i Piigs da realizzare in tandem con Mario Draghi, per gestire le banche e i depositi. Propone il ripristino delle tredicesime per le pensioni sotto i 700 euro ed una serie di misure a pioggia per welfare e sanità di cui, però, ancora si ignorano le coperture. Un passaggio che sta facendo tentennare più di un elettore di Syriza che non vorrebbe trovarsi nella sgradita contingenza di passare dalla padella alla brace.

Se da un lato, infatti, i mancati incassi per l'erario greco nel 2014 hanno toccato quota 12,5 miliardi di euro, certificando come minimo un'approssimazione nella gestione finanziaria, dall'altro sono in molti a non voler comunque prestare il fianco a chi, da Berlino e Bruxelles, ha imposto tagli e tasse finanche alle auto a metano e alle strutture turistiche. E facendo arrestare un intero gruppo parlamentare, quello di Alba dorata, accusato di omicidio ed eversione.