Il grido di Confcommercio: «In vent'anni tasse raddoppiate Meno imposte per la crescita»

Roma Tassa e spendi. Da vent'anni. È questa la principale scelta dei politica economica dei governi dal 1995 al 2015. Lo rivela la Confcommercio.Nel periodo preso in considerazione, le tasse sono aumentate complessivamente del 92,4%. Insomma, sono quasi raddoppiate. Quelle locali sono passate da 30 a 103 miliardi di euro, con una crescita del 248 per cento. Mentre quelle imposte dallo Stato centrale sono passate da 228 a 393 miliardi di euro con una crescita del 72%.Il documento della Confcommercio in più segnala una forte dicotomia tra Nord e Sud sul fronte della tassazione. «Roma e in generale il Mezzogiorno - spiega il direttore dell'ufficio studi, Mariano Bella - è tra i maggiori pagatori a causa delle inefficienze. C'è uno scarto di 3-4 punti percentuali. Una differenza analoga - ricorda - a quella che vediamo tra il nostro Paese e la Germania». Insomma, nel Sud ci sono meno servizi e più imposte.A conferma dell'andamento, lo studio riporta l'esempio di un contribuente con un imponibile Irap o un imponibile Irpef di 50mila euro. A Roma la pressione Irap più Irpef arriva al 38% seguita da Campobasso e Napoli con il 37,4 e il 37,2%. Seguono Catanzaro, Palermo e L'Aquila con 36,8%. Le città più convenienti dal punto di vista fiscale sono Cagliari (34,8%), Bolzano (34%) e Trento (33,5%). Per le altre città esaminate si va dal 36,6 di Bari al 35,1 di Aosta.A commento dei dati economici, il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli, sottolinea come il fenomeno denunciato dallo studio «indebolisce un sistema produttivo già approvato dalla recente crisi. È prioritario - aggiunge - ridurre la pressione fiscale perché le imprese non possono pagare per enti pubblici inefficienti».In modo particolare, Sangalli stigmatizza i «trattamenti fiscali discriminatori delle tasse locali». Insomma, per il presidente dei commercianti ci vuole «meno spesa pubblica e produttiva e meno tasse per un Paese che vuole essere più dinamico, più equo e vuole crescere».Sangalli poi sottolinea il rischio, quasi esorcizzandolo, delle clausole di salvaguardia previste dalla legge di Stabilità. Si tratterebbe di un aumento generalizzato dell'Iva e delle accise per un punto di Pil sia nel 2017 sia nel 2018. Imposte che agiscono direttamente sui consumi, rallentandoli. Per questo, riconosce che «il 2016 sarà un anno difficile, un anno di sfida che è cominciato con un dato deludente del Pil nel quarto trimestre 2015. Ma l'Italia - osserva - ha tutte le carte in regola per crescere in modo soddisfacente a patto che la legge di Stabilità esplichi tutti i suoi aspetti espansivi». Per il Codacons gli aumenti delle tasse locali sono colpa degli sprechi.FRav