Il grido di dolore del Papa «Il mondo odia i cristiani»

Bergoglio ricorda i credenti uccisi in Irak e Siria E denuncia: «Ci sono più martiri oggi che secoli fa»

Serena Sartini

Ricorda santo Stefano, Papa Francesco, e il pensiero va subito ai martiri del nostro tempo: i cristiani perseguitati, ieri come oggi. Bergoglio si affaccia dalla finestra di piazza San Pietro per recitare la preghiera dell'Angelus nel giorno in cui la chiesa ricorda il primo martire cristiano, lapidato a causa della sua fede. Un martirio, dice il Papa davanti a migliaia di fedeli radunati nella piazza vaticana in una splendida giornata di sole, che «continua a essere presente nella storia della Chiesa, da Stefano fino ai nostri giorni».

«Ma perché il mondo perseguita i cristiani?» domanda Francesco. E chiosa: «Il mondo odia i cristiani». È un grido di dolore quello del Papa gesuita, che fa memoria dei cristiani perseguitati in ogni angolo del mondo: dalla Siria alla Terra Santa, dal continente africano fino all'Irak.

«Il mondo odia i cristiani prosegue il Pontefice per la stessa ragione per cui ha odiato Gesù, perché lui ha portato la luce di Dio e il mondo preferisce le tenebre per nascondere le sue opere malvagie».

«Anche oggi la Chiesa, per rendere testimonianza alla luce e alla verità dice Bergoglio - sperimenta in diversi luoghi dure persecuzioni, fino alla suprema prova del martirio. Quanti nostri fratelli e sorelle nella fede subiscono soprusi, violenze e sono odiati a causa di Gesù». Poi mette da parte i fogli e a braccio aggiunge: «Io vi dico una cosa, i martiri di oggi sono in numero maggiore rispetto a quelli dei primi secoli. Quando noi leggiamo la storia dei primi secoli, qui, a Roma, leggiamo tanta crudeltà con i cristiani. Io vi dico: la stessa crudeltà c'è oggi, e in numero maggiore, con i cristiani».

Il pensiero del Papa, dunque, va a quanti «soffrono persecuzione». In primis, i cristiani perseguitati in Iraq che, il giorno di Natale, «hanno celebrato nella loro cattedrale distrutta: è un esempio di fedeltà al Vangelo». «Nonostante le prove e i pericoli sottolinea ancora il Pontefice - essi testimoniano con coraggio la loro appartenenza a Cristo e vivono il Vangelo impegnandosi a favore degli ultimi, dei più trascurati, facendo del bene a tutti senza distinzione; testimoniano così la carità nella verità».

«C'è opposizione osserva Francesco tra la mentalità del Vangelo e quella mondana. Seguire Gesù vuol dire seguire la sua luce, che si è accesa nella notte di Betlemme e abbandonare le tenebre del mondo».

Il Papa aveva levato un grido di dolore, invocando il dono della pace in tutto il Pianeta, il giorno di Natale, durante la benedizione Urbi et Orbi (cioè alla città e al mondo): «Troppo sangue è già stato versato», aveva detto Francesco. Elencando poi i luoghi in cui ancora i conflitti armati mietono vittime: la Siria, la prima di un lungo elenco. «È tempo che le armi tacciano definitivamente e la comunità internazionale si adoperi perché si raggiunga una soluzione negoziale e si ristabilisca la convivenza civile». E poi: la Terra Santa, la Nigeria, il Sud Sudan, la Repubblica democratica del Congo. Ed ancora: pace in Ucraina, pace nel Venezuela, in Myanmar, in Corea, aveva chiesto il Papa.

Al termine dell'Angelus di ieri mattina, Bergoglio ha voluto pregare anche per le vittime dell'aereo russo precipitato nel Mar Nero. «Il Signore consoli il caro popolo russo e i familiari dei passeggeri che erano a bordo: giornalisti, equipaggio e l'eccellente coro e orchestra delle Forze Armate. Nel 2004 ha ricordato - il Coro si esibì in Vaticano per il ventiseiesimo di pontificato di San Giovanni Paolo II: preghiamo per loro».