Quel grillino "comunista" col titolo di studio gonfiato

Chi conosce Fico lo definisce un estremista: «Se non sei d'accordo ti punisce». Ma poi millanta master mai fatti

L'apparenza inganna. Anche se ci troviamo di fronte a un «custode dell'ortodossia». Così definiscono Roberto Fico, nuovo presidente della Camera, gli attivisti storici del Movimento Cinque Stelle di Napoli. Proprio quelli che lo hanno visto nascere, politicamente parlando, nel 2005. Quando Fico «insieme a un gruppetto di amici del Vomero» quartiere borghese della città, si mette in testa di fondare la prima cellula grillina napoletana. Il Meetup «Amici di Beppe Grillo» all'epoca sembrava una creatura visionaria prodotta dalla mente un po' annoiata di un trentunenne laureato in Scienze della Comunicazione nella lontana Trieste. I viaggi, l'Erasmus a Helsinki, i lavori saltuari nel campo della Comunicazione, ma anche un'esperienza nel «commercio di tappeti con il Marocco». Un bagaglio tutto messo al servizio del «sogno» di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo. Nel mondo di oggi, tredici anni sono un'era geologica, ma «Roberto», in apparenza, è rimasto più o meno lo stesso di quando vaticinava di ambientalismo, terzomondismo e democrazia diretta, nelle zone del salotto buono di Napoli. Tra Posillipo, dove è nato da una famiglia della borghesia medio-alta, e il Vomero «ancora oggi il cuore dell'attività politica dei suoi fedelissimi».

«Roberto è un estremista - racconta un grillino del centro storico - ma non soltanto nelle idee, anche nei metodi». Il Meetup che aveva contribuito a fondare era il suo regno incontrastato. «Non alza mai la voce - dicono da Napoli - ma se non sei d'accordo con lui ti punisce, come ha fatto con i primi 23 espulsi napoletani poi reintegrati dalle sentenze dei tribunali». E un'altra voce partenopea racconta, avvalorando la fama del Fico playboy incallito: «Si è fatto mezzo meetup di Napoli (ride)». Nel frattempo, il figlio del bancario di Posillipo, tra un'avventura e l'altra, tenta la scalata politica. Nel 2010 si candida alla presidenza della Regione Campania, l'anno dopo a sindaco di Napoli, e nel 2013 finalmente riesce a farsi eleggere alla Camera dei deputati. Poi «non si fa più vedere sul territorio». Ma il controllo della «base» napoletana è affidato ai suoi luogotenenti, tra cui Alessandro Amitrano, appena eletto alla Camera e Vincenzo Presutto sbarcato al Senato. E sulla presidenza della Commissione Vigilanza Rai c'è chi scherza: «Il suo unico risultato è stato quello di far eliminare la pubblicità da Rai Yoyo, canale di cartoni animati per bambini». Per quanto riguarda l'attività parlamentare, un ex staffista dei Cinque Stelle commenta: «L'assenza di iniziativa politica ora ha fruttato a Roberto il massimo del risultato personale».

Ascesa politica a parte, di Fico, il grillino-maoista, si sa finora poco. Il rapporto con la compagna fotografa Yvonne De Rosa è fuori dai riflettori della stampa. A differenza delle mirabolanti imprese di Di Maio e Di Battista, raccontate sempre nel dettaglio da giornali e giornaloni. A conferma della tenuta del sentimento c'è il bacio tra Roberto e Yvonne, immortalato, ripreso e pubblicato dagli account social di Fico subito dopo l'elezione sullo scranno più alto di Montecitorio. La De Rosa, classe '75, un anno in meno del fidanzato, vive a Londra da anni, si occupa di fotografia ed è grillina. Nel 2013 era stata candidata nella lista estero, dopo aver ottenuto 70 voti alle parlamentarie online. Un altro dettaglio poco conosciuto nella biografia del neo-presidente della Camera è l'amicizia con il cantautore Lucio Dalla, morto nel 2012. Pare che i due si siano conosciuti «durante una vacanza alle Isole Eolie, quando Fico era un ragazzo».

E poi c'è il master in knowledge management. Con l'apparenza che continua ad ingannare. Scrive Fico nel suo curriculum: «Ho successivamente conseguito un master in Knowledge management organizzato dai politecnici di Palermo, Napoli e Milano». Balza subito all'occhio un'imprecisione: a Napoli e Palermo non ci sono Politecnici. Rimane quello di Milano. L'ufficio stampa dell'ateneo milanese, al telefono con Il Giornale, spiega: «La nostra università non ha mai erogato master in knowledge management, nemmeno la Mip, che è la school of business del Politecnico». Ma gli stessi uffici suggeriscono un'altra pista. Il progetto multimedia skill organizzato da Poliedra, un consorzio del Politecnico, in collaborazione con le università di Napoli Federico II e di Palermo. Si trattava, specificano, «di un corso per giovani disoccupati laureati in materie umanistiche». E tra i «percorsi formativi» c'era anche il knowledge management. Il progetto per giovani disoccupati meridionali è stato attivato soltanto per l'anno 2002, e Fico si è laureato a Trieste l'anno prima. Ma, dicono dal Politecnico: «Non è assolutamente un titolo di master». Mai fidarsi delle apparenze.

Commenti

Duka

Dom, 25/03/2018 - 09:42

Habemus Ficus, l'ennesimo esaltato millantatore di titoli accademici , insomma un dejà vu in scia Fedeli.

parmenide

Dom, 25/03/2018 - 12:03

Pivetti, casini, bertinotti, fini, boldrini, fico : tutti pretigiose figure della italica palude. Chi sarà il prossimo ?

leopard73

Dom, 25/03/2018 - 14:56

Più LO GUARDO E MENO MI PIACE MI SEMBRA PEGGIO DELLA BORLDRA!!! spero di sbagliarmi...

Tino Gianbattis...

Dom, 25/03/2018 - 22:35

Da cane sciolto a cane morto!

Duka

Lun, 26/03/2018 - 08:11

NOS SICCIS FICO. Purtroppo questo è il nostro problema a partire dal seggiolone più alto; il popolo non può decidere in prima persona da chi farsi rappresentare. Eppure non sarebbe tanto complicato se una legge elettorale seria (l'attuale è demenziale perchè proposta da demente)che assegni la rappresentanza a chi prende un voto in più degli avversari politici ed ogni coalizione o partito si presentasse alle elezioni con la lista dei ministri NOMI E COGNOMI già definiti-