Grillo garantista di comodo vara il suo tribunale speciale

Il nuovo codice etico interno salva già la Raggi: "Chi è indagato non deve dimettersi". Ma decide tutto Beppe

L'agenda politica 2017 comincia con il botto radicale: il nuovo codice etico a Cinque Stelle, il salvaRaggi. Lo vara via-blog il «Garante» Beppe Grillo provato da piccole e grandi rogne giudiziarie. Un garantismo ispirato «ai principi di lealtà e d'innocenza» immerso in un nuovo microcosmo giustizialista. In sostanza a Beppe serve un tribunale speciale per muoversi come meglio crede.

Da oggi basterà una condanna (anche solo di primo grado) a fare da spartiacque, a decretare l'espulsione di un eletto ma, a differenza di quanto invocato in passato, un'indagine non provocherà la cacciata. E già, perché ogni decisione su eventuali carriere da stroncare spetterà a Beppe, il Garante.

Il codice è articolato in sei punti divisi per argomento che disciplinano il comportamento da tenere dagli eletti coinvolti in inchieste della magistratura. L'arrivo di avvisi di garanzia deve essere comunicato ai vertici del Movimento, ma le valutazioni su eventuali sanzioni da adottare è affidata alla discrezionalità del garante e al collegio dei probiviri, composto dalla senatrice Nunzia Catalfo e dai deputati Riccardo Fraccaro e Paola Carinelli. La sanzione scatta in maniera automatica per le condanne in primo grado, per i patteggiamenti e nei casi di estinzione del reato per prescrizione dopo il rinvio a giudizio. Saranno valutate caso per caso, invece, le condanne per reati di opinione. Altro che garantismo. E infatti qualcuno dei suoi, quasi tutti, iniziano a storcere la bocca. E denunciano una nuova era di grandi poteri concentrati nelle mani di Grillo. Il sindaco di Parma Pizzarotti, primo espulso della (breve) storia grillina, vede «yesman» ovunque: «Oggi, a distanza di sei mesi è arrivata la conferma di quanto ho sempre fatto notare. Chi tace e piega la testa è solo uno yesman. E oggi continuo a vedere troppi yesman. Quando il Movimento 5 Stelle mi aveva sospeso illegittimamente mancava un regolamento sulle sospensioni e uno sul codice di comportamento. Nelle controdeduzioni che mi erano state chieste lo feci notare. Da parte dei vertici silenzio assoluto, lo stesso da parte del direttorio, ora rottamato senza neppure una spiegazione».

Mal di pancia diffuso. Annalisa Taverna, sorella della senatrice del M5S Paola, attacca ancora Virginia Raggi. Il suo post su Facebook è già virale. Uno sfogo risalente al 23 dicembre scorso, a poche ore di distanza dalle immagini della Raggi da sola nella Sala del Quirinale per il tradizionale scambio di auguri del Capo dello Stato con le alte cariche. Immagini che erano state prese a simbolo di una sindaca isolata nei giorni difficili della cacciata del «raggio magico». Scrive: «Nel video di un minuto e mezzo in un evento durato ore, sembri cappuccetto rosso sperduto tra i lupi cattivi (però quando hai scelto i tuoi collaboratori contro tutto e tutti la parte del lupo t'è riuscita benissimo)... non ti ha considerato nessuno... e che t'aspettavi? Ogni tua mossa è sempre sembrata per farti cacciare a calci in culo e farci perdere Roma. Bene è arrivato il momento che il popolo 5 stelle ti dica che hai rotto. Smetti di fare la bambina deficiente con manie di protagonismo e deliri di onnipotenza e comportati da 5 Stelle perché ti abbiamo votato pensando che lo fossi altrimenti chi te se filava!». Tosta la chiusa: «Datte 'na calmata e non rompere, altrimenti t'appendemo pe' le orecchie ai fili dei panni sul balcone...».

Commenti
Ritratto di Leonida55

Leonida55

Mar, 03/01/2017 - 09:19

Ognuno si fa, o meglio vorrebbe, sempre la legge su misura, qualsiasi partito, nessuno escluso. Un domani non andasse bene per qualche singolo fatto? Ecco rinnegare tutto, invocare e chiedere esattamente l'opposto. E urlano dietro agli altri, dicendo loro che non sono coerenti. Mah, sti politici!

honhil

Mar, 03/01/2017 - 10:29

Più che una nuova grammatica, Grillo continua a proporre componimenti sgrammaticati, nel solco del ‘per ora la penso così perché mi fa comodo e poi si vedrà’. Ed è l’auto-radiografia impietosa di un megalomane che continua a fare ancora il comico. Anzi, il capocomico sull’italico palcoscenico. Ma di uno che ha azzerato tutto quello che fino a ieri era l’oracolo, la particola a cui tutti gli italiani di buona volontà si sarebbero dovuti accostare per rinascere a nuova vita: la vita della pubblica trasparenza, allineandosi a quegli untori che fino a questa sua conversione erano i veicoli, da abbattere, su cui la peste bubbonica del malaffare si espandeva, ci si può ancora fidare? Questa e la domanda. Ma, ed è questo il vero problema, gli italiani sapranno dare la giusta risposta? Avranno la capacità di capire che sono caduti dalla padella alla brace? No. Eppure, Grillo, ed è questa la tragicommedia grilliana, non ha detto nient’altra che un’ovvietà.

diesonne

Mar, 03/01/2017 - 11:46

diesonne il buffone di corte non si trasformi in giudice da strapazzo-il suo posto è il palco dei pagliacci e burattini