Politica

Grillo sceglie l'Europa La virata dei 5 Stelle fa infuriare la base

Il comico: lasciare l'Ue? Meglio cambiarla E Guzzetti strizza l'occhio alla Appendino

Stai a vedere che si danno una calmata. Che anche l'antipartito indecifrabile fin dal nome, la sigla che ha stregato gli elettori italiani si rimetterà sui binari della politica classica e rispettabile, trainata dalle sindache di Roma e Torino. Niente di inedito. I segnali nel M5S ci sono da tempo. Ad esempio sull'organizzazione. Con il direttorio e i leader sempre più presenti in tv e sui giornali, i pentastellati hanno fatto una scelta classica. Con buona pace del movimento che decideva tutto in rete e rifiutava il ruolo dei media. Ma adesso il M5S sta subendo una ulteriore evoluzione innescata dall'infornata di sindaci, che fa assomigliare il movimento ai partiti più tradizionali. Quelli che non esistono più.

Ultimo segnale di moderazione nei toni è arrivato ieri direttamente dal leader Beppe Grillo in un commento sulla Brexit. «Il Movimento 5 Stelle è in Europa e non ha nessuna intenzione di abbandonarla. Se non fossimo interessati all'Ue non ci saremmo mai candidati; qui, invece, abbiamo eletto la seconda delegazione italiana. L'Italia è uno dei paesi fondatori dell'Ue, ma ci sono molte cose di questa Europa che non funzionano. L'unico modo per cambiare questa Unione è il costante impegno istituzionale». Una presa di posizione un po' ambigua (non parla dell'euro, ma solo di Europa da cambiare) che non è piaciuta molto ai militanti e simpatizzanti del M5S, che si sono fatti sentire nel blog di Grillo.

Come succede spesso ai partiti che si istituzionalizzano, arrivano le adesioni di prestigio. Ieri, tramite Huffington post, Cesare Romiti ha elogiato le sindache delle sue due città, Roma e Torino. E anche l'eminenza grigia delle fondazioni bancarie, Giuseppe Guzzetti, strizza l'occhio alla neo sindaco di Torino che ha silurato Francesco Profumo dalla Compagnia di San Paolo: «Ha detto una cosa molto interessante, che introdurrà un regolamento in base al quale l'amministrazione non può fare nomine nei sei mesi precedenti le elezioni: questo rientra nelle competenze del sindaco e della sua iniziativa. Oggi questa regola non c'è». In questo modo il presidente dell'Acri sfrutta il conflitto politico per cercare di garantire una maggiore indipendenza dalla politica alle fondazioni bancarie.

Ancora da capire dove approderà la fase «politica» del M5S, della quale ha parlato giorni fa l'Istituto Cattaneo. Un segnale importante ieri è arrivato con la creazione di un «gruppo di coordinamento», composto da parlamentari e consiglieri regionali pentastellati con il compito di controllare i sindaci e dare indicazione sulle politiche da adottare.

Alla prima riunione di ieri non c'era il sindaco di Parma Federico Pizzarotti, allontanato dal movimento. Ma non c'erano Raggi e Appendino. Entrambe occupate. Oppure infastidite dalla creazione del nuovo direttorio. Una struttura che fa assomigliare molto il M5S al vecchio Pci.

Uno stato dentro lo stato dove era vietato sgarrare.

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