La guerra tra cattolici per il Papa buono protettore dell'esercito

La decisione della Congregazione vaticana Pax Christi non ci sta: «Scelta irrispettosa»

Giovanni XXIII, il Papa buono, il Papa che condannò ogni guerra nella «Pacem in terris», è stato proclamato patrono dell'Esercito italiano. La cerimonia, ieri, a Palazzo Esercito, a Roma, con la consegna della bolla relativa al nuovo patrono che monsignor Santo Marcianò, ordinario militare, ha consegnato nelle mani del capo di Stato Maggiore dell'Esercito, generale Danilo Errico. Una Bolla firmata dalla Congregazione per il Culto divino, il 17 giugno, in cui viene proclamato Papa Roncalli «Patrono presso Dio dell'Esercito Italiano». La motivazione? «Il suo zelo, come cappellano militare, nel promuovere le virtù cristiane tra i soldati, il luminoso esempio di tutta la sua vita e il suo costante impegno in favore della pace».

Un Papa legato fortemente al mondo militare. Nel 1901, Angelo Roncalli, ventenne, si vide infatti costretto a interrompere gli studi al Pontificio Seminario romano per prestare servizio di leva nel 73esimo Reggimento fanteria, di stanza a Bergamo. E durante la Prima guerra mondiale fu sergente di sanità e poi tenente cappellano militare presso gli ospedali di Bergamo.

Una cerimonia sobria e intima, quella di ieri a Roma, durante la quale è stato benedetto anche un busto di Roncalli e inaugurata una mostra intitolata «Io amo l'Italia. San Giovanni XXIII, uomo di pace», curata dalla Fondazione Papa Giovanni XXIII di Bergamo e dall'Ordinario militare per l'Italia.

La decisione della Congregazione vaticana, e che quindi ha ricevuto il placet anche del Papa, non è però passata inosservata e ha sollevato critiche anche all'interno della chiesa stessa. La reazione più dura è arrivata da monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi, il Movimento cattolico internazionale per la pace, che ha bollato la decisione come «irrispettosa, assurda e anticonciliare».

«Mi sembra irrispettoso coinvolgere come Patrono delle Forze Armate colui che, da Papa, denunciò ogni guerra con l'Enciclica Pacem in terris. Lo ritengo assurdo scrive in una nota Ricchiuti - il coinvolgimento di Giovanni XXIII, anche perché l'Esercito di oggi, formato da militari professionisti e non più di leva, è molto diverso da quello della prima Guerra mondiale. È molto cambiato anche il modello di difesa, con costi altissimi e teso a difendere gli interessi vitali ovunque minacciati o compromessi. Pensare a Giovanni XXIII come Patrono dell'Esercito lo ritengo anticonciliare. È «roba da matti», per usare un'affermazione di don Tonino Bello».

Risponde il direttore della Fondazione Giovanni XXIII, Ezio Bolis, interpellato dal Giornale. «Non sono incompatibili l'impegno per la pace di Roncalli dimostrato in tutta la sua vita e culminato con la Pacem in terris con la sua militanza e la sua attività nell'esercito, dapprima in servizio di leva e poi come cappellano militare. Il suo militare nell'esercito precisa Bolis - è stato in funzione dell'edificazione di una società più pacifica e più giusta».

La festa liturgica del santo resta l'11 ottobre, ma ora i soldati italiani «possono invocare Santo Giovanni XXIII come intercessore». La Fondazione custodisce l'archivio che raccoglie i documenti sulla vita del Papa. «Questa è un'occasione per abbattere tutti i cliché su Angelo Roncalli e invece conoscere maggiormente e più profondamente la sua figura». La notizia è stata riportata anche dall'Osservatore Romano, con un approfondimento dello stesso Bolis. Segnale che lo stesso Papa appoggia la decisione della sua Congregazione.