«Ho visto il mio collega accasciarsi»

L'uomo ha pensato a dei petardi, poi il caos nei corridoi e il sangue di Appiani

Ai primi colpi ha pensato a dei petardi, quando però ha visto i magistrati correre verso la camera di consiglio ha capito che stava succedendo qualcosa di grave e li ha seguiti. Qualche minuto poi un silenzio di morte, insieme agli altri sopravvissuti esce dal nascondiglio e vede i due corpi a terra. Così Michele Rocchetti, 56 anni, difensore di Claudio Giardiello, rivive i fotogrammi della strage. Rocchetti, del foro di Como, descrive Giardiello teso preoccupato, soprattutto nelle ultime settimane: «Certo non immaginavo questo, però avevo delle cattive sensazioni». Ieri sono entrambi in udienza, stanno ascoltando la prima deposizione. Alle spalle, il suo assistito continua a suggerirgli le domande. In particolare insiste sui «bilanci, gli chieda dei bilanci». Alla fine Rocchetti non ne può più: «Basta signor presidente, rimetto il mandato». Il magistrato annuisce però lo prega di seguire almeno la deposizione dell'avvocato Lorenzo Claris Appiani. Il teste arriva, recita la formula di giuramento e subito scoppia l'inferno. «All'inizio pensavo a patardi quando ho visto il presidente del tribunale, i due giudici a latere e il pm rifugiarsi in camera di consiglio ho capito cosa stava succedendo e li ho seguiti». I superstiti restano barricati finché, rincuorati dal silenzio, tornano in aula. «Ho visto il collega, una macchia rossa che si allargava sulla camicia, il volto terreo, credo fosse già morto. Poco distante Giorgio Erba, anche lui con gli abiti intrisi di sangue, agonizzava. Non potevo nulla, sono uscito ad aspettare i soccorsi, mentre il tribunale piombava nel caos».