Hollande non si ricandiderà Sconfitto dall'Isis e da se stesso

Il presidente socialista francese rinuncia a cercare un secondo mandato, i sondaggi sono troppo negativi

Francesco De Remigis

Parigi «Non mi candido per un secondo mandato. Lascio per il bene della sinistra e del Paese». Si è presentato in tv parlando a braccio, in piedi, François Hollande. A sorpresa il presidente della Repubblica francese ha annunciato che non sarà lui a sfidare la destra il prossimo 23 aprile. Tono di voce basso, ma convinto. Più che rassegnato, consapevole. Di che cosa? Di essere circondato da uomini ambiziosi che già da tempo insidiano la sua leadership nel partito socialista e di non avere più il favore dei francesi: a fine ottobre, popolarità al 4%. Minimo storico.

Si è rivolto ai francesi per 10 minuti. Un annuncio durato meno del discorso che fece dopo lo scandalo di un presidente che lascia l'Eliseo per recarsi in motorino dall'amante e attrice Julie Gayet, con la ormai ex premiere dame Valerie Trierweiler che non ha atteso molto per vendicarsi. Su Hollande ci ha scritto un libro. E proprio da quel libro i sondaggi non smaglianti, ma neppure deludenti per Hollande, hanno cominciato la parabola discendente più repentina della storia francese. L'annuncio della rinuncia è durato solo 20 secondi. «Sono cosciente dei rischi di una decisione che farebbe correre una candidatura che non riuscirebbe a raccogliere abbastanza consensi ha detto ho quindi deciso di non candidarmi alla rielezione, al rinnovo del mio mandato. Ciò che è in questione, non è una persona ma il futuro della Francia. Fra cinque mesi dovrete fare una scelta per il Paese. Come presidente della Repubblica devo dirigere lo Stato e ho la responsabilità di assicurare la sicurezza delle istituzioni fino alla fine del mandato, ma come socialista non posso accettare la dispersione della sinistra, la sua distruzione, perché priverebbe i cittadini di ogni speranza di vincere di fronte a conservatori ed estremismo».

Un'uscita di scena inaspettata. Mai un presidente francese aveva rinunciato se non costretto dall'età o dalla malattia. François Fillon, candidato della destra alle presidenziali, parla di «lucidità» di Hollande. Ma con durezza insiste sull'inefficacia del mandato socialista e non esita a parlare di «fallimento». La rinuncia arriva nel giorno in cui si sono aperte le iscrizioni per la corsa elettorale. Si chiuderanno il 15 dicembre. La lista a gauche è piuttosto variegata. Si è fatto avanti Arnaud Montebourg, frondista del Ps, da sempre polemico con la gestione Hollande, al punto di dare le dimissioni dall'Economia ministero che nel maggio 2012 gli aveva affidato nell'agosto 2014 attaccando la svolta liberale del premier Manuel Valls. Proprio lui, Valls, è stato il peggior avversario interno per Hollande, e ieri ha commentato sibillino: «È stata la scelta di un uomo di Stato».

In tv Hollande aveva ribadito di essere «animato solo dall'interesse del Paese e l'esperienza mi ha dato l'umiltà necessaria al mio ruolo». Il presidente ha cercato di difendere un bilancio che vanta solo qualche barlume di successo dal punto di vista economico-sociale. Ha ammesso i suoi errori, per esempio quando propose la decadenza della nazionalità per i jihadisti: «Credevo che avrebbe unito il Paese. E, invece, l'ha diviso». Resta la domanda sul futuro: può Valls riunire la gauche per non restare all'8-9% al primo turno delle presidenziali?